«Per evitare altre morti fateci pescare con il robot»

L’associazione sommozzatori corallari si rivolge ancora una volta alle istituzioni L’oro rosso si trova a oltre cento metri di profondità: lì è deceduto Piero Capula

ALGHERO. La tragedia consumatasi al largo di Capo Caccia dove un corallaro di Castelsardo, Piero Capula di 63 anni, ha perso la vita durante una immersione per la pesca del corallo, ha riproposto un problema antico quale quello rappresentato dalle condizioni di estremo pericolo nel quale si trovano a operare i pescatori dell'oro rosso.

Situazione già denunciata in Sardegna dagli stessi pescatori i quali hanno chiesto inutilmente alla Regione l'utilizzo del Rov, strumento che consente l'individuazione dei banchi di corallo e il successivo prelievo senza dover scendere a profondità che ormai si attestano oltre i cento metri.

Le richieste dei corallari non hanno avuto alcuna risposta da parte della Regione, sono ormai passati oltre tre anni, e la storia di questo antico mestiere si è arricchita di nuove vittime. L'ultima la mattina di lunedì scorso a 104 metri di profondità.

Sull'argomento interviene l'Associazione Italiana Sommozzatori Corallari che dopo aver ricordato che il Gfcm, organismo della Fao, ha organizzato numerosi incontri ai quali l'associazione è sempre stata presente, segnala che tale presenza «è sempre stata motivata dall'esigenza di fare conoscere alla comunità scientifica il nostro lavoro e le evoluzioni che la nostra professione richiede a cominciare dalle esigenze in materia di sicurezza che per primi abbiamo denunciato in più sedi istituzionali».

L'associazione evidenzia «i gravissimi rischi ai quali tuttora sono esposti i pescatori subacquei di corallo e il numeroso tributo di vite umane che questo lavoro ha sacrificato, l'elenco di nomi è lunghissimo, sia sul nostro territorio nazionale che all'estero».

Viene quindi ricordato che l'utilizzo del Rov per la ricerca di banchi di corallo «consente immersioni mirate solo per la raccolta di ramificazioni di taglia consentita dalla legge, acquisendo contemporaneamente precise e dettagliate mappature di tutti i siti con giovani colonie di corallo destinate ad accrescere con il tempo». Una tecnica di osservazione preliminare che consente di ridurre parzialmente il rischio al quale è esposto il subacqueo con immersioni alla “cieca”, in fase di ricerca di corallo, costretto a estenuanti pinneggiate, con notevolissimi affanni respiratori e inevitabili problemi decompressivi successivi». Osservazioni che sono state recepite al punto che il Gfcm, organismo della Fao, ha emanato precise raccomandazioni a tutti gli stati membri e a tutti gli istituti scientifici affinché venisse attuato un programma di raccolta sperimentale del corallo con l'uso di Rov, con la stretta collaborazione dei pescatori interessati e sotto osservazione scientifica, prevedendo di svolgerlo nell'arco

di un quinquennio e concludere quindi la sperimentazione entro e non oltre la fine del 2015.

Una raccomandazione che però non ha avuto alcun seguito istituzionale, neppure da parte della Regione Sardegna, lasciando che questo mestiere venga svolto in condizioni di assurda pericolosità.

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