Alghero

Alghero, no dei Corallari Sardi all’utilizzo del robot

«Il Rov utilizza una rete che spazza il fondale, distruggendo flora e novellame» Quasi uno scontro generazionale, con i vecchi sub favorevoli all’innovazione

ALGHERO. Non tutti sono d'accordo per l'uso nella pesca del corallo del Rov, un robot che si guida dalla barca, ispezione i fondali e “cattura” il corallo con una rete che ricorda tanto quella a strascico. Decisamente contrari i componenti dell’Associazione Corallari Sardi che sostengono con preoccupazione che l'utilizzo dello strumento meccanico porterà in breve alla distruzione delle colonie di “oro rosso”. «Nel giro di due o tre anni – spiega Costantino Cossu, presidente della Associazione – se verrà consentita la pesca diffusa con il robot, il prodotto andrà in esaurimento, cancellando per sempre dai nostri mari una straordinaria risorsa».

Cossu ribadisce che «la vera selezione viene fatta dai sub corallari con la piccozza, il Rov non è selettivo, è un «Caterpillar che distrugge ciò che incontra sul fondale marino, lasciando perfino sul fondo rametti che andranno perduti».

Dopo aver ricordato che la pesca con il Rov è vietata non solo in Sardegna ma anche in Francia e Spagna e che tale orientamento sta trovando consensi in Europa, il rappresentante della Associazione Corallari Sardi, della quale era vice presidente Piero Capula, il corallaro scomparso recentemente durante una immesione nelle acque di Alghero e al quale è subentrato ora Giuseppe Marcon, entra nel merito delle questioni sulla sicurezza e ricorda che dal 2009 «non c'è stato per i sub corallari alcun incidente mortale o invalidante. Gli episodi che si sono verificati – aggiunge – sono stati provocati da situazioni particolari, non legati alla attività tecnica subacquea».

Cossu cita l'ultimo episodio che ha provocato la morte di Piero Capula: il sub di Castelsardo è morto per infarto, appena cominciata la discesa, come è stato confermato dalla perizia necroscopica. «Rifiutiamo con forza tutte le strumentalizzazioni che sono nate da questa dolorosa vicenda – aggiunge –, vere e proprie operazioni di sciacallaggio che cercano di utilizzare le vittime per altri interessi, trasformando tragedie in alibi per raggiungere altri obiettivi ».

Alla domanda sul fatto che le immersioni a 100 e oltre metri sono comunque un rischio per il sub, Costantino Cossu precisa subito: «È vero, ma nel corso dell’immersione vanno osservate regole rigide, tenendo presente che la percentuale di errore la sotto si riduce notevolmente. E poi bisogna tenere il proprio organismo in condizioni praticamente perfette. La pesca del corallo è un mestiere antico: la vecchia sfida tra l’uomo e il mare. Il robot toglie il fascino a questa sfida e sembra riproporre il vecchio “ingegno”, quella pratica che in passato (oggi è fortunatamente vietata) arava i fondali marini distruggendo tutto ciò che incontrava, dalle piante al novellame».

Sul piano pratico l'Associazione intende opporsi alla nadozione del sistema robot per la pesca del corallo in tutte le sedi istituzionali.

«Credo che questa ipotesi – aggiunge ancora Cossu – non sia stata esaminata con attenzione. Per gli interessi di pochissimi che non vogliono bagnarsi i piedi, stiamo mettendo in discussione tutta la subacquea, diving compreso, determinando una situazione

che non mancherà di produrre effetti negativo non solo sotto l'aspetto ecologico e ambientale». Le due flosofie diverse sulla pesca del corallo, robot e immersione dell’uomo, interpretano anche uno scontro generazionale. Per la macchina si sono schierati i “vecchi” corallari, i giovani contro.

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