Alghero, i ristoranti non aderiscono: a rischio la sagra del riccio

Si è passati da 26 operatori coinvolti nel 2013 alle sole 8 adesioni di quest’anno. La Fondazione Meta tenta di correre ai ripari: «Cerchiamo una formula migliore»

ALGHERO. Nella città che vuole diventare capitale di cultura, sport, spettacolo e ospitalità, si dimentica la tradizione. Al punto che anche la Sagra del riccio, pietra miliare dell’ospitalità “made in Alghero”, è a rischio. Per ora la decisione non è definitiva, ma l’evento è in stand by. Forse la formula degli ultimi anni ha raffreddato l’interesse. I ristoratori non sono interessati a un evento poco popolare e i partner pubblici non si possono permettere di sperperare soldi per un evento riservato a pochi intimi, la cui partecipazione è andata via via calando.

Il primo a sollevare il problema, con una comunicazione che ha smosso le coscienze degli operatori, è stato il direttore della Fondazione Meta, Paolo Sirena. Esattamente dieci giorni fa, Sirena ha scritto a tutti i ristoratori algheresi e ai loro rappresentanti nelle varie associazioni di categoria. «Come da tradizione Meta organizza la rassegna e sagra del riccio di mare - scrive il direttore di Lo Quarter - nel corso degli anni è stato fondamentale il vostro coinvolgimento e la vostra partecipazione attraverso l’ideazione dei menù con piatti a base di riccio». Nel 2013 i ristoranti erano 26, nel 2014 erano 20, sono diventati 22 nel 2015 e nel 2016 si è calati sino a 17. «Quest’anno sono pervenute le adesioni di solo otto ristoranti – stigmatizza Paolo Sirena – decisamente pochi rispetto al passato, pochissimi rispetto al numero di attività presenti nel territorio». Ecco perché «ritengo non opportuno promuovere una rassegna gastronomica con una partecipazione così limitata», chiosa il manager della Fondazione comunale.

La lettera di Sirena ha però colpito nel segno, incitando qualche ristoratore in più a farsi parte attiva per cercare di ridare un presente e un futuro a una manifestazione che era ormai diventata un appuntamento tradizionale. A questo punto, l’organizzazione è una vera e propria corsa contro il tempo, ma Sirena non demorde. «Quella lettera era funzionale, era una sorta di monito – spiega – e ha funzionato». A questo punto, per cercare di rilanciare, si studia la formula migliore. Una decisione è già presa. «Il Riccio d’oro, ossia il concorso per i piatti più elaborati preparati con polpa di riccio di mare – annuncia Paolo Sirena – si farà più in là, quando i ristoranti saranno già aperti». Per ridare appeal alla manifestazione vera e propria, invece, si cercherà di tornare all’antico. «Insieme al Comune stiamo lavorando

per avere tutte le autorizzazioni necessarie per tornare al porto, con degustazioni e altri eventi», racconta ancora il direttore. Il punto di incontro sarà la qualità. «Il riccio di mare è un prodotto pregiato – chiude Sirena – vogliamo fare la sagra come si faceva un tempo, ma di qualità».

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