Alghero, la bandiera rossa per il compagno Nino

Commozione ai funerali di Calvia: l’ultimo viaggio coperto da falce e martello per un comunista vero

ALGHERO. Se ne è andato con la sua bandiera rossa sulla bara, con la falce e il martello.

L'ultimo viaggio con quello che era stato l'amore di tutta la vita insieme alla sua alla famiglia.

Si sono svolti ieri nella chiesa di San Giuseppe i funerali di Nino Calvia, ottantacinque anni, già battagliero esponente della locale Cgil e a lungo segretario cittadino del Pci.

Era comunista quando esserlo non era facile. Duro nel confronto sapeva però trovare un punto di incontro, un compromesso, soprattutto quando c'era da proteggere un bene superiore che per lui era il lavoro dei giovani, il sostegno alle famiglie, la certezza di crescere i figli in maniera dignitosa.

E' stato il segretario del Partito Comunista che per primo in Sardegna ha portato a compimento il difficile incontro con la Democrazia Cristiana.

Il compromesso storico nasce proprio in terra catalana ed espressione di quell'incontro è stato Enrico Loffredo, operaio della Sir di Porto Torres, che in quegli anni divenne il primo sindaco dell'Isola a governare con la “balena bianca”. Nino Calvia guardava avanti, la politica doveva dare risposte e soluzioni per il lavoro ed eliminare quella contrapposizione dura, tra Pci e Dc, che con i veti incrociati generava immobilismo, era l'unico mezzo per costruire occupazione. La sua formazione politica veniva dal sindacato dove la difesa del lavoro, allora, era prioritaria.

Sotto il suo carattere spesso ruvido intransigente si nascondeva

il padre di famiglia, sette figli, e una integrità morale che oggi sembra scomparsa.

A salutarlo nella chiesa di San Giuseppe i vecchi compagni e quella bandiera rossa sulla bara ha fatto salire a molti un nodo alla gola. Se ne è andato un uomo onesto. Buon viaggio Nino. (g.o.)

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