Maria Pia, il Wwf chiede che diventi parco urbano

Per gli ambientalisti sarebbe un risarcimento per la scarsità del verde pubblico Carmelo Spada: «Quell’area dovrà rappresentare il nuovo polmone della città»

ALGHERO. Dal summit delle associazioni ambientaliste in piazza Pino Piras, oltre a una serie di rilievi avanzati sulla legge urbanistica in corso di preparazione da parte della giunta Pigliaru, sono emerse anche indicazioni a carattere locale.

Le ha espresse il delegato regionale del Wwf, Carmelo Spada e riguardano l'ipotizzato investimento alberghiero nell’area di Maria Pia. «Quell’area – ha detto l’esponente ambientalista – deve diventare un parco urbano. Non ci sono alternative. Parco urbano che deve diventare una sorta di risarcimento al verde pubblico della città, fortemente penalizzato da una programmazione urbanistica poco avveduta, al punto che non tiene conto degli standard destinati al verde in un contesto urbano. Maria Pia dovrà quindi rappresentare il nuovo polmone della città, ospitando un parco urbano evidentemente fruibile, con servizi a disposizione dell'utenza».

L’argomento Maria Pia è dibattuto in città da oltre una quindicina di anni, da quando, nel 2000, l’amministrazione dell’epoca decise, anche in ossequio a quanto prevedeva il piano regolatore generale, di procedere con un project financing individuando la pubblica utilità nell’operazione, che venne aggiudicato alla Europrogetti & Finanza. Da allora si discute con interlocuzioni che fino a oggi non hanno determinato alcuna conseguenza di tipo operativo. L’ultima informazione che giunge dall’amministrazione regionale, riferisce che per qualsiasi intervento in quell’area è necessario attendere l’approvazione del piano urbanistico comunale. Strumento che è in viaggio dal 1996 e la cui predisposizione definitiva non appare proprio dientro l’angolo.

Va aggiunto che sullo stesso argomento, recentemente, si è registrato un intervento dell’attuale gruppo proprietario, la società Airam della quale fanno parte alcuni imprenditori locali, la DueC di Bachisio Camboni e la Sofingi del gruppo Giorico, che hanno sollecitato il ripristino della procedura che diede vita al project financing originario, quello del 2000, che faceva appunto riferimento a una iniziativa di “pubblico interesse”.

La
stessa Airam riferì in quella occasione di una sorta di “ultima chiamata” visto che il progetto prevede circa 850 posti di lavoro a regime, una volta completata la realizzazione, e un’offerta ricettiva, da concordare nei volumi e nelle tipologie, di altissimo livello.



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