ResPublica: «Da noi porte aperte»

Il collettivo intende valorizzare il Distretto della creatività con le altre associazioni

ALGHERO. «Il nostro è un progetto culturale di valorizzazione, costruzione e liberazione dei beni comuni, non intesi solo quali spazi fisici, ma anche come aggregazione di energie e di idee, creazione di attività culturali, sociali, artistiche o per la produzione di servizi». Stretti tra le accuse di essere degli “scrocconi”, che occupano abusivamente e a fini lucrativi un immobile pubblico, e le polemiche sulla genesi amministrativa del Distretto della creatività, un’idea diluita e annacquata dalla necessità di far convivere troppe cose insieme, quelli di ResPublica rilanciano. Lo fanno aprendo le porte, lasciando che chi vuole vada e scopra cosa si nasconde davvero oltre il portone di via Simon, nello stabile che un tempo ospitava la caserma dei carabinieri e che ora vuole diventare uno spazio di libera espressione del pensiero, della cultura, dell’arte, della solidarietà. Un’ambizione che conta sul contributo stabile di quattordici tra associazioni e collettivi: Alghero Tricirco, Alive Sardegna, Alter Alias, Ammentu, Asce, Csa, Circolo culturale artico, Gianluigi Pirovano, Ilfilodeldiscorso, Lipu, Malerbe, OrcuMarì, Rp Arti, Ti Chi. Anche nei giorni scorsi l’annuncio della realizzazione di una libreria popolare ha ispirato un dibattito: al di là del fatto che sia sempre una buona notizia se una comunità, o anche una sua piccola porzione, dedica del tempo a discutere animatamente di biblioteche, spazi, cultura, fruizione, la sensazione è che ResPublica sia un’incognita anche per chi, potenzialmente, potrebbe condividere il progetto e le finalità, o anche solo alcune delle innumerevoli attività che ospita quello spazio. «Abbiamo scelto di darci modalità di gestione assembleari e ci incontriamo ogni lunedì, ma conviviamo anche con altre associazioni che preferiscono gestirsi diversamente», spiegano quelli di ResPublica. La struttura gode di tutte le autorizzazioni e le certificazioni del caso. Gli spazi, gli arredamenti, la distribuzione delle attività, la logistica, i materiali: tutto è nel rispetto delle norme e della sicurezza. Addirittura si sta arrivando alla registrazione degli ospiti, come in un museo o in un altro spazio di fruizione di cultura. Forse davvero quel progetto, nato “quasi anarchico” e ricondotto dentro un calderone che ha
creato più polemiche che benefici, è pronto per diventare patrimonio di tutti. «ResPublica è una risposta? Noi pensiamo di sì – dicono i diretti interessati – non siamo isole deserte, non ci possiamo permettere il lusso di attendere il prossimo naufragio per respirare un po’ di umanità».

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