Un compromesso salva il cantiere di Calabona

I titolari della concessione edilizia riducono le cubature del complesso edilizio La nuova struttura abitativa sorgerà al posto dei ruderi che si affacciano sul mare

ALGHERO. Il progetto per la riqualificazione di Calabona può proseguire. Dopo mesi di “tutti contro tutti”, di accuse al vetriolo, di sospetti, di inequivocabili decreti della giustizia amministrativa, di levate di scudi e di altalenanti prese di posizione politiche, la soluzione si chiama “Fetch 2.0”. Si tratta di una rivisitazione dell’originario progetto con cui MPFinance, la società immobiliare dei due imprenditori algheresi Giuseppe Moscatelli e Giovanni Pirisi, specializzata nella realizzazione di abitazioni di lusso, ha rivisto l’impianto del disegno predisposto originariamente per garantire una seconda vita a un’area già edificata. La vicinanza al mare, la prossimità ad altri cantieri e ad altre aree edificabili su cui pendono lunghissimi contenziosi amministrativi, il pregiudizio per lo strettissimo rapporto tra uno dei due imprenditori e un consigliere comunale – Giovanni Pirisi è il figlio di Maurzio Pirisi, capogruppo di Forza Italia nell’aula di via Columbano – avevano finito per sollevare un polverone politico e mediatico che ha rischiato di compromettere l’operazione, arrecando un danno d’immagine alla società e rischiando di precludere il buon esito dell’operazione che non è azzardato definire di riqualificazione urbanistica, dato che quell’area di straordinaria bellezza versa attualmente in un grave stato di degrado proprio per la presenza di una serie di ruderi “fronte mare”. Nei giorni scorsi MPFinance ha sottoscritto un accordo che prevede il restyling del progetto di “Fetch”, un immobile di pregio in cui trovavano spazio dodici appartamenti dalle elevatissime performance tecniche ed energetiche. In sostanza la società ha accettato di eliminare l’ultimo piano della costruzione, che aveva fatto gridare allo scandalo gli ambientalisti sebbene un decreto monocratico del presidente del Tribunale amministrativo della Sardegna avesse stabilito che non ci fosse motivo per fermare quel cantiere, la cui autorizzazione era perfettamente coerente con le norme vigenti. Un piano in meno, un solo appartamento, è il prezzo che MPFinance paga per non trovarsi costretta a rivolgersi ancora al Tar, in caso di diniego da parte della conferenza di servizi riaperta a furor di popolo, rischiando magari di vedere riconosciute le proprie ragioni solo tra molto tempo. L’accordo siglato qualche pomeriggio fa a Sant’Anna, negli uffici tecnici del Comune, arriva al termine
della conferenza di servizi sincrona cui hanno partecipato, oltre all’azienda e all’amministrazione comunale, la Sovrintendenza e l’Ufficio per la tutela del paesaggio, che hanno fornito motivato parere favorevole all’operazione. Tutto il resto, da qui in poi, sono solo chiacchiere.

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