«Porto, lungo silenzio di Marinedì»

Il presidente del Consorzio teme che la società di gestione voglia defilarsi: «I rapporti sono congelati»

ALGHERO. «Marinedì? Non ne abbiamo più notizie». Per il presidente del Consorzio del porto di Alghero, Giancarlo Piras, la rinuncia alla Riviera del corallo da parte della società che gestisce numerosi scali turistici in Italia e nel Mediterraneo è più di un sospetto. «Attualmente i rapporti sono congelati», dice, quasi a voler comunque lasciare aperta la porta e senza voler alimentare inutili polemiche. «Siamo stati in contatto fino a maggio e stavamo definendo i dettagli dell’accordo per lavorare insieme allo sviluppo del porto, ma da allora non si sono più fatti vivi», deve però poi ammettere Giancarlo Piras. Una eventuale ritirata di Marinedì, inutile nasconderlo, rappresenterebbe una sorpresa, e non sarebbe certo un fatto positivo. Arrivati ad Alghero con il proposito di un progetto da 30 milioni di euro per il restyling completo del porto e con l’intenzione di assumere le redini del comando, sostituendosi sostanzialmente al consorzio. Quelli di Marinedì hanno poi dovuto fare i conti con le lungaggini e le complessità della burocrazia, che ha bocciato tanto il suo progetto quanto quello del Consorzio. Alla fine ha prevalso l’idea di andare avanti insieme, unendo le forze progettuali e diplomatiche, ma dopo oltre un anno questo percorso conosce oggi uno stop inatteso. «Marinedì aveva fatto richiesta di entrare nel consorzio e noi abbiamo accettato, entrambi ritenevamo che questo fosse funzionale per l’iter del progetto congiunto», spiega il presidente del consorzio. Da politico e amministratore navigato, nel vero senso della parola, Piras non ha alcuna intenzione di andare allo scontro. Ma la realtà è che «si stava discutendo sugli assetti di una possibile alleanza, una sorte di associazione temporanea per la presentazione e la gestione del progetto di rilancio del porto – spiega – e noi gli abbiamo proposto di diventare soci alla pari 50% e 50%».

Marinedì, con tutta probabilità, avrebbe voluto diventare socio di maggioranza, ma a quel punto gli sarebbe stato richiesto di assumersi almeno il 70 o l’80% degli oneri del project financing. Ipotesi, ma di sicuro da quella discussione in poi, «i rapporti si sono congelati». Il Consorzio del porto di Alghero gestisce l’importante infrastruttura da ormai vent’anni. Oggi raggruppa 18 dei 20 concessionari presenti, il Comune di Alghero, Confcommercio e Confartigianato. Ha un bilancio da 600mila euro all’anno e un utile sistematicamente riutilizzato nel porto. I lavoratori diretti sono 35. «Non siamo fermi, continuiamo a predisporre il nuovo progetto di gestione», assicura Piras. «Puntiamo alla riqualificazione complessiva dell’area portuale, sia degli spazi a mare che di quelli a terra», prosegue. Ma c’è un aspetto che a Giancarlo Piras sta particolarmente a cuore. «Il porto di Alghero non può essere trattato come una marina nata dal nulla – sentenzia – ha una valenza storica, culturale ed
economica da salvaguardare e da inserire nel progetto complessivo». Nel frattempo il Consorzio attende di poter entrare nella Fondazione Alghero. «Abbiamo un ruolo centrale, non ci interessano certo le poltrone – conclude – vogliamo porci collaborativamente a disposizione della città».

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