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Turismo ad Alghero, un agosto da dimenticare

Meno presenze e meno occupazione: il dossier di Federalberghi parla di un calo preoccupante

ALGHERO. Alghero cede, il Nord Ovest Sardegna crolla. Ora lo certificano anche i numeri del centro studi di Federalberghi Confcommercio di Sassari. Agosto, mese campale per l’industria turistica isolana, da queste parti è andato male. Non avendo fatto il botto l’anno scorso, Alghero cala di appena due punti percentuali. Il resto del territorio, per il quale l’anno scorso si era parlato di boom, il flop è da quasi sette punti percentuali. Tra le cause addotte dal presidente provinciale degli albergatori, Stefano Visconti, ci sono i rovesci climatici, l’aumento dei prezzi, la scelta di puntare sulla qualità degli ospiti, la ritrovata vitalità di mete che negli ultimi anni hanno pagato a caro prezzo l’instabilità socio-politica globale e l’ascesa di altre località ormai presenti abituali nelle mappe turistiche.

«Neanche agosto riesce a invertire il trend al ribasso ormai costante di questa stagione», conferma Visconti, che chiede conforto ai numeri elaborati dai suoi uffici in base alle interviste effettuate su un campione di 35 strutture ricettive iscritte a Federalberghi, alla quale fanno capo 94 alberghi sui 110 che operano in area provinciale. Su 4mila e 196 posti letto giornalieri campionati, per un totale mensile di 152mila e 396, gli arrivi nazionali sono stati 10mila e 284, pari a 49mila e 475 presenze, mentre gli arrivi internazionali sono stati 15mila e 638, pari a 75mila e 791 presenze.

L’indice di riempimento dei letti, ottenuto dal rapporto tra presenze campionate e posti letto totali disponibili campionati, si è fermato all’82.20%: un anno fa l’asticella era arrivata a quota 85.65%: più di tre punti percentuali persi. Ad Alghero l’indice di occupazione ha registrato il valore relativamente migliore: 85.81%. Ma si tratta comunque di un calo rispetto ad agosto 2017, quando aveva toccato l’87.95%. Tra Stintino, Castelsardo, Sassari, Valledoria, Sorso e le aree interne, è andata anche peggio. L’indice di occupazione letti in questa vasta area passa dall’84.65% del 2017 al 77.97% del 2018: è quasi il 7% in meno. «Tra le cause del calo ci sono le molte cancellazioni sotto data per via del tempo instabile, la forte concorrenza della ricettività extralberghiera sommersa, il rilancio di mercati concorrenti come Nord Africa, Turchia, Grecia e Croazia, nuovamente aperti e competitivi sotto il profilo tariffario, e il rialzo medio dei prezzi delle camere d’albergo in provincia», è l’analisi a caldo di Stefano Visconti. «In molti casi c’è stata anche una scelta commerciale che ha privilegiato la qualità dell’ospite rispetto alla quantità», precisa. Ma dato che «continua la crescita degli arrivi nei porti e negli aeroporti sardi», mentre «le presenze negli hotel e nelle strutture extralberghiere regolari continuano a scendere», la domanda sorge spontanea. «Dove vanno gli ospiti della nostra isola, se non dove non vengono censiti, cioè in seconde, terze e quarte case abusive?», Visconti è netto. «La concorrenza di quel tipo di ricettività è più difficile da arginare, rispetto a quella dei mercati concorrenti, perché la ricettività abusiva opera nello stesso territorio ma senza rispettare le regole, soprattutto fiscali. Le località concorrenti possono essere battute sul campo della qualità del servizio – conclude – chi opera abusivamente qui, no».