Alghero, la madre del corallaro morto: "Dino ha lottato tutta la vita per difendere il mare"

Rosa Abruzzese Robotti ricorda l'impegno del figlio e ringrazia tutti coloro che non hanno mai fatto sentire sola la famiglia

ALGHERO. Con un dolore del genere non si fa pace mai. Tanto meno una ferita così profonda, lacerante, può considerarsi rimarginata a una manciata di giorni da una tragedia assurda, che nessun medico legale e nessun perito sarà mai in grado di rendere più logica, spiegabile e accettabile. Eppure le donne di Dino Robotti - sua mamma Rosa, sua sorella Nilde e sua moglie Francesca - e con loro tutti i suoi familiari, i suoi amici, i suoi colleghi e i suoi conoscenti, provano a rialzarsi. Lo fanno per lui, in nome di quel ragazzo forte e coraggioso, meticoloso e serio, appassionato e temerario, innamorato della vita, del mare e del suo lavoro. Che poi erano la stessa cosa, perché il suo lavoro era la sua vita, ed era in mare, a profondità abissali.

Dino Robotti, 38 anni, algherese, corallaro come suo padre - dal quale ha ereditato anche il nome e molti tratti del carattere e del modo di vivere il proprio mestiere - è morto durante una battuta di pesca del Corallium rubrum. Esattamente due settimane fa, domenica 9 settembre, il suo corpo è stato ritrovato su un fondale di 92 metri, non lontano dal punto in cui si erano perse le tracce dopo le 12 del giovedì precedente, quando era uscito per una normalissima sessione di lavoro insieme al suo amico e navigatore, Luciano Solinas. Una morte assurda, una fine tragica, che ha scosso la comunità: Alghero di questo ragazzo aveva stima e simpatia, anche per il modo in cui si era messo a capo della sua categoria, della quale era portavoce e rappresentante, sempre in prima fila quando c'era da lottare per impedire che si cambiassero le regole del gioco, che per il mare e per l'ambiente la sfida con l'uomo diventasse impari.

In nome di questa sua battaglia, i suoi familiari oggi parlano. Lo fanno per voce di sua madre, Rosa Abruzzese, che esprime poche e timide parole anche a nome della figlia Nilde e di tutti i parenti. Per ricordare Dino, per ringraziare tutti quelli che in quei momenti assurdi, ingestibili, si sono stretti in un abbraccio enorme, consolatorio, riparatore. Perché se è vero che con un dolore del genere non si fa pace mai, è altrettanto vero che è stato confortante scoprire l'affetto, la stima e la simpatia della gente per quel ragazzo che non c'è più. E in attesa che il tempo faccia il suo dovere, quell'abbraccio collettivo è l'unico antidoto alla disperazione. Come spiega la signora Rosa, «in tantissimi hanno dimostrato, oltre il loro affetto e la loro vicinanza, l'estremo rispetto per un ragazzo benvoluto da tutti, che si era sempre speso per la protezione del mare e l'interesse comune», che è l'ambiente. Perché Dino Robotti ha vissuto «difendendo le proprie ragioni fino all'ultimo e sostenendo uno sviluppo della pesca al corallo che rispettasse il mare e fosse fatto solo da veri corallari», prosegue sua madre. Proprio come era lui. «Come lo era stato suo padre», ricorda con commozione. Rosa Abruzzese non va molto oltre. Non ama la visibilità, e se ha fatto un passo oltre quella coltre di dolore e di nostalgia è solo perché vuole ringraziare tutti. Almeno per provarci, a fare pace con quel lutto enorme.

A breve altri, anche a nome e col sostegno della famiglia di Dino, promuoveranno iniziative votate alla prosecuzione delle battaglie che ha sempre sostenuto. Ma la signora ha un altro pensiero fisso. «A due settimane dal lutto che ci ha colpiti, non potendo personalmente esprimere un pensiero direttamente a tutti quelli che ci sono stati vicini e non hanno mai fatto mancare il loro affetto e la loro presenza, rivolgiamo un ringraziamento a tutti quelli che si sono messi a disposizione nostra e delle autorità, facendo sì che non ci sentissimo mai soli». L'elenco è lungo: capitaneria di porto, compamare Porto Torres, Circomare Alghero, il comandante Fronte e il sotto capo Carciola, «che si sono avvalsi di tutti i mezzi a loro disposizione e ci hanno tenute sempre aggiornate». E poi i subacquei della guardia costiera, anche il quarto gruppo di Cagliari, «che materialmente ci hanno restituito Dino dopo quattro giorni di incessanti ricerche». Ma il grazie di Rosa Abruzzese si estende anche «a tutti i vigili del fuoco, che a ogni livello si sono spesi per rendere efficaci le ricerche, senza mai perdere le speranze». In quei giorni tutti si sono dati sino allo sfinimento, dalla Prefettura alla guardia di finanza, dai carabinieri alle altre forze dell'ordine, che hanno facilitato le operazioni a terra.

E poi «ringrazio i nostri amici corallari, che da subito si sono offerti di iniziare le ricerche - prosegue la madre di Dino Robotti - e i pescatori, fra i tanti l'amico Claudio del motopesca "Il Delfino", che non ha mai abbandonato il mare fino al momento del ritrovamento, e Luciano, che instancabilmente ha pattugliato le acque nella speranza di poter avvistare Dino». Il grazie è anche per l'assessorato regionale della Pesca e per il sindaco di Alghero, Mario Bruno, «per la vicinanza,

l'affetto e la stima dimostrata per Dino». L'ultimo abbraccio è per «gli amici della marina militare e del Battaglione San Marco, che oltre l'affetto e il rispetto per "uno di loro" hanno manifestato una grande vicinanza a tutta la famiglia». Insieme a loro, la battaglia di Dino andrà avanti.

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