Alghero, «Qui non esiste il caso cartelle pazze»

La Step, che gestisce il servizio per le riscossioni, spiega che sono stati ricalcolati gli spazi tassabili

ALGHERO. Ad Alghero non c’è nessun caso “cartelle pazze” prodotto dalla Step, la società di riscossione che gestisce il servizio esternalizzato dal Comune e affidato tramite appalto. A spiegare nei minimi particolari come si possa essere generato il cortocircuito politico-mediatico di questi giorni è Salvatore Foddai, fondatore e amministratore della società con sede a Sorso, un portfolio di oltre duecento Comuni sparsi per l’Italia e una dotazione di cento dipendenti, comprese figure altamente specializzate come ingegneri, architetti, urbanisti ed esperti legali e commerciali.

«Dal 1984 per le leggi nazionali e il regolamento comunale le aree scoperte operative delle attività commerciali sono assoggettabili a tassazione perché sono spazi che possono produrre rifiuti, ma qui non erano mai state individuate come tassabili», spiega Foddai. «In questo momento succede semplicemente che utenti che hanno 15mila metri quadri di spazi tassabili ne pagavano molto meno – aggiunge – perciò oggi le notifiche assumono le dimensioni di una cartella pazza».

In realtà quello che è successo da quando la Step ha assunto l’incarico della riscossione coattiva «è un’impresa vera e propria, perché in pochi mesi abbiamo individuato le superfici di tutte le unità immobiliari del territorio, dotando l’amministrazione di un dato importante». Per stabilire le tariffe della tassa per i rifiuti, il primo e principale coefficiente per le amministrazioni locali è proprio la superficie di metri quadri edificati. «Abbiamo individuato un milione di metri quadri in più solo nelle categorie C e A», spiega Foddai. Tradotto, qualcuno pagherà in più perché si troverà attribuiti più metri quadri tassabili.

Ma in cambio dello scontento di quel qualcuno, ci sarà la soddisfazione di tutti, perché prevedibilmente le tariffe diminuiranno. «Riscontriamo e riferiamo all’amministrazione che le misurazioni effettuate in precedenza non sono conformi alle planimetrie catastali – spiega più precisamente l’amministratore di Step – noi utilizziamo quelle planimetrie per gli immobili accatastati, mentre per quelli non accatastati sovrapponiamo i dati del Gis, lo strumento che permette all’amministrazione di certificare gli spazi e gli immobili nel suo territorio, con l’anagrafe del catasto, quella della popolazione, degli utenti già iscritti al pagamento della tassa rifiuti, delle utenze idriche e delle utenze elettriche».

Anche se ballano 40 milioni di atti di ingiunzione che il Comune ha affidato alla Step, «la situazione di Alghero non è particolarmente anomala, riscontriamo qui quanto già riscontrato altrove», assicura Salvatore Foddai. «Abbiamo lavorato in tanti altri Comuni turistici, dove c’è come qui il problema delle seconde case
e quello delle aree scoperte operative – aggiunge –, abbiamo notato che in molti casi le amministrazioni, per far emergere i dati reali e conoscere davvero quali sono le superfici che si utilizzano per sviluppare le attività commerciali, prevedono per quelle aree coefficienti diversi».

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