Alghero, dopo aver ucciso Michela il marito pretendeva di incontrare la sua avvocata

L'inquietante retroscena emerso nelle indagini: la donna era già morta e lui chiedeva insistentemente alla professionista di vederla anche solo per cinque minuti

ALGHERO. «Avvocato, lei deve assolutamente trovare cinque minuti per vedermi». Erano le 14 di domenica 23 dicembre, era un prefestivo, l'antivigilia di Natale, e Michela Fiori a quell'ora era già morta. Quale urgenza poteva avere Marcello Tilloca? Quale emergenza lo spingeva a tempestare di telefonate Angela Casu, ossia l'avvocato che aveva seguito la causa di separazione consensuale tra lui e Michela?

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Oggi, quelle chiamate così insistenti - alla luce di quanto accaduto - appaiono inquietanti. Perché tra le 14 e le 15.30, cioè mentre Tilloca era preso dalla foga di incontrare l'avvocato Casu, Michela era già morta. Lui l'aveva uccisa qualche ora prima. Si era convinto del fatto che l'ex moglie avesse un altro uomo «e continuava a chiedermi di incontrarci in studio - racconta l'avvocato che è stata anche sentita dai carabinieri - per ridiscutere le condizioni di separazione. Non mi ha mai detto quello che aveva fatto, io gli rispondevo che era domenica e che non era urgente vederci in quel momento, che ne avremmo parlato dopo le feste. Ma lui non sentiva ragioni, voleva vedermi e basta». La verità è che quella domenica per il 42enne non aveva alcun senso cambiare le "condizioni della separazione" dal momento che la moglie era morta. Tilloca lo sapeva perfettamente, considerato che l'aveva ammazzata lui. E allora per quale motivo chiedeva di incontrare l'avvocato? «Solo cinque minuti».«Era stata una separazione tranquilla - spiega Angela Casu - lui mi è sembrato accondiscendente, ogni tanto c'era qualche normale alterco ma la causa si è risolta nel giro di poco tempo, è stato trovato un accordo comune rapidamente». E Michela era finalmente felice, perché desiderava risolvere giuridicamente quella situazione e infatti quando l'avvocato le aveva comunicato che l'udienza era stata fissata a gennaio, per lei era stata un'esplosione di gioia.

Poi qualche sospetto si è insinuato nella mente - evidentemente già tormentata - di Marcello Tilloca. Lo spettro di un altro uomo accanto alla madre dei suoi figli, la rabbia e la gelosia che annebbiano sentimenti e ragione. Ha bussato a casa di Michela, hanno litigato e l'ha uccisa. Poi il suo pensiero è stato quello di telefonare l'avvocato che, insieme a loro due, aveva definito la separazione. In assoluta condivisione, tanto che era stato deciso l'affidamento congiunto dei figli e il padre avrebbe potuto vederli tutte le volte che lo desiderava.

Le telefonate, quella domenica, erano frequenti. L'avvocato a un certo punto ha smesso di rispondere. Poi alle 15.30 Tilloca ha lasciato anche un messaggio nella segreteria telefonica, il tono di voce era quello di un uomo pieno di odio. Angela Casu si preoccupa e prova a chiamare Michela: «Ma il suo cellulare era spento». Non poteva certo sapere, il legale, che la sua cliente - alla quale aveva imparato anche a voler bene - era morta.

«Lui mi ha detto di tutto al telefono. Anche parole offensive. Ma non mi ha mai rivelato la cosa più importante di tutte: che aveva ucciso la moglie». Un uomo accecato dal rancore che di recente pare avesse anche ammazzato i cani che la coppia teneva in campagna. Forse, nella sua mente malata, anche questo era un modo per vendicare la "colpa" di Michela. Quella di voler essere felice.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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