I bambini di Michela hanno lasciato Alghero

I due figli della 40enne vittima di femminicidio si sono trasferiti a Genova con la nonna

ALGHERO. Il “giuramento” in tribunale ha formalizzato sotto il profilo giuridico l’affidamento alla nonna dei due bambini di Alghero rimasti improvvisamente orfani di madre e di padre nell’antivigilia di Natale. Una madre, Michela Fiori, uccisa dal marito, Marcello Tilloca, che ora è rinchiuso nel carcere di Bancali. Strangolata a casa lo scorso 23 dicembre dopo una discussione con l’ex compagno di una vita dal quale si stava separando. Quello davanti al giudice è stato l’ultimo, per alcuni versi straziante, momento che nonna Giuseppina Grasso (accompagnata dal suo avvocato Lisa Udassi) ha dovuto vivere prima di lasciare la Sardegna, in serata, per tornare a Genova.

Questa volta, a differenza delle altre, portandosi dietro anche i figli di sua figlia Michela, che ora cominceranno nel capoluogo ligure una nuova vita. Non avrebbero voluto andar via da Alghero, i due bambini di 8 e 11 anni, hanno protestato perché non si trattava solo di abbandonare per sempre la loro casa e la loro città ma anche la scuola, gli amici, la squadra di calcio. Ma in questi casi la parola passa necessariamente agli specialisti, le figure professionali che sanno cosa sia meglio per il futuro di due bambini il cui padre si trova in prigione perché ha ucciso la loro adorata mamma. E in questo caso gli psicologi hanno detto che era fondamentale un distacco repentino.

E così sono partiti insieme alla nonna materna, proprio come desiderava Michela: «Se dovesse succedermi qualcosa – aveva detto dopo le minacce di morte ricevute dall’ex marito – fate in modo che i bambini vadano a vivere con mia madre». E così è stato. Insieme a Giuseppina Grasso si prenderanno cura di loro anche il suo compagno Giuseppe e gli zii. Questa orribile vicenda che ha lasciato sgomenta Alghero e l’intera Sardegna d’altra parte è riuscita a dare una grande lezione di umanità.

Con il sindaco di Alghero Mario Bruno in prima fila, la città catalana ha infatti deciso di “adottare” i due figli di Michela. E lo ha fatto attraverso l’istituzione di un fondo al Banco di Sardegna che servirà per sostenere i bambini nel loro percorso scolastico e professionale. «Il più piccolo – racconta commosso il sindaco Bruno – a un certo punto mi ha chiesto un foglio e mi ha lasciato un cuore con la sua firma, a cui si è aggiunta quella del grande. Sono venuti a salutarmi in ufficio questo pomeriggio (ieri per chi legge ndc) prima di andare a Genova. Ci siamo dati appuntamento presto perché la nostra amicizia continua. In quel cuore c’è la città di Alghero, c’è la Sardegna. C’è quella che è scesa in piazza il giorno di Natale, quella che si è stretta intorno alla famiglia e ai bambini di Michela.

Ci sono gli oltre 340 donatori che hanno alimentato finora il fondo per assicurare il loro futuro». E ci sono enti, istituzioni, fondazioni, consorzi, editori, associazioni, c’è La Nuova Sardegna e il Banco di Sardegna, alcune parrocchie e la Diocesi di Alghero Bosa, l’associazione dei comuni e tantissimi semplici cittadini. «C’è la Nettuno

Calcio con i compagni e i fantastici dirigenti, insieme all’allenatore Alessandro Merella. Ci siamo detti: “Ciao!”– scrive Bruno in un post su Facebook – Ci siamo abbracciati forte. E sarà davvero un arrivederci, a presto. Con tutto il cuore, lasciatemi dire ancora: Grazie Alghero!».

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