Camion dato alle fiamme: catturato l’attentatore

L’uomo è stato notato da un agente di polizia fuori servizio che ha dato l’allarme Inseguito e fermato, è ricoverato nel reparto ustionati dell’ospedale di Sassari

ALGHERO. Una minaccia o una ritorsione. Gli investigatori non hanno dubbi: l’attentato incendiario che due notti fa ha distrutto un rimorchio della Eco Opera è doloso e non è il frutto dell’alzata di testa di uno scriteriato. Di più. L’uomo finito in manette (un 52enne con precedenti) – è la convinzione degli agenti del commissariato di Alghero, che sotto il coordinamento della dirigente Claudia Gallo lavorano sul rogo del mezzo in via Vittorio Emanuele – è solo l’autore materiale di un attentato commissionato da altri. Ieri mattina, in tribunale, il giudice Giulia Tronci ha convalidato l’arresto ma, accogliendo le richieste degli avvocati Danilo Mattana e Alberto Sechi, lo ha scarcerato senza applicargli alcuna misura.

Un avvertimento che coglie di sorpresa il titolare dell’azienda specializzata nel ritiro del ferro al dettaglio e del suo trattamento al fine di poterlo immettere nuovamente nel ciclo produttivo, Roberto Fadda, che assicura di non aver mai ricevuto minacce, ma che rimanda i pensieri e le ipotesi investigative ai due attentati subiti da un’altra azienda del settore nel 2015: la Ecopramal nell’autunno di quell’anno subì due incendi all’interno dell’impianto nella zona industriale di San Marco. Il 52enne, dopo esser stato assicurato alla giustizia, è stato trasportato al reparto Ustioni dell’ospedale civile di Sassari con evidenti segni delle bruciature rimediate mentre appiccava il fuoco. Un agente che aveva appena smontato dal turno l’ha visto mentre scappava a bordo della sua auto. Il poliziotto ha allertato i colleghi e i soccorsi e poi si è lanciato al suo inseguimento. Prima hanno trovato la sua auto abbandonata alla periferia della città, poi l’hanno rintracciato e fermato mentre cercava di fuggire attraverso i campi. Nel portabagagli c’era una tanica da venti litri con ancora della benzina e dei guanti impregnati. «Non abbiamo ricevuto alcun genere di minaccia – dice Roberto Fadda –. Sappiamo che l’autore dell’incendio è stato assicurato alla giustizia, ma il resto è pura teoria e non abbiamo nessun motivo di accusare qualcuno». Per quanto cerchi di mantenere la calma, l’imprenditore è amareggiato e non riesce a nasconderlo. Ha appena 31 anni ma è nel settore da diverso tempo. «Questa è una realtà imprenditoriale nuova, stiamo cercando di ritagliarci il nostro spazio – spiega – ma opero in quest’ambito da sempre, perché anche mio padre, morto un mese fa, faceva questo lavoro». È prudente e pesa ogni parola, ma è schifato. «È una cosa vergognosa, è l’ennesimo
episodio dopo quelli di cui è stato vittima tempo addietro un’altra società del settore», commenta. Eco Opera va avanti. «Non abbiamo niente da nascondere o temere – conclude – siamo giovani, ci spacchiamo la schiena, questo è un attentato verso chi cerca di costruire qualcosa di suo».

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