Il cuore di Porto Conte è di proprietà privata

Di un gruppo di toscani 300 ettari nel parco, compresi Punta Giglio e Capo Caccia  In corso una complicata trattativa. La Regione lavora a una permuta demaniale

ALGHERO. Punta Giglio è proprietà privata. Capo Caccia anche. Non tutta, ma per buona parte.

È la notizia, clamorosa, che viene fuori per caso, come conseguenza della mancata autorizzazione per una gara di mountain bike valida per il titolo regionale di diverse categorie. E appresso alla notizia principale ne viene fuori un’altra: tra i proprietari privati, gli uffici del demanio della Regione e il Parco naturale regionale di Porto Conte è in corso una complicatissima intermediazione che tra fumate nere, fumate grigie, passi indietro e bruschi stop va avanti da tanto tempo ma è finita in un vicolo cieco.

Da lì tutti sarebbero intenzionati a uscire serenamente e senza contenziosi, ma nel frattempo la trattativa è in stallo e la soluzione è ancora tutta da trovare, anche se delle idee sul tavolo ci sono già e qualcuna delle parti in causa sa perfettamente come superare l’impasse.

Così la manifestazione ciclistica programmata per il 28 aprile prossimo diventa decisamente l’ultimo dei problemi da risolvere, se non per ragioni cronologiche, per via di un’acquisizione di cui nessuno si era mai accorto prima. O di cui magari qualcuno si era accorto ma aveva sperato che continuasse a passare in cavalleria, come da alcuni lustri a questa parte.

Esistono dei privati che possono legittimamente affermare di essere i proprietari di 300 ettari tra Punta Giglio, dal parcheggio realizzato alle falde sino alla punta del promontorio, e Porto Conte, in una vasta area che va da Cala Dragunara a Pischina Salida, da un lato e dall’altro della strada che conduce sino alla fine del promontorio.

Si tratta di un gruppo di imprenditori toscani. Nati nel settore tessile, diventati economicamente molto forti grazie a numerose partecipazioni societarie in diversi settori, da dieci anni hanno rilevato la società che a suo tempo realizzò Pischina Salida. Quell’acquisizione interessava loro soprattutto per delle proprietà immobiliari in altre regioni d’Italia.

Gli imprenditori hanno sempre saputo di avere 300 ettari in Sardegna, ma fino a qualche tempo fa non sapevano bene dove fossero. Si sono rivolti all’avvocato Stefano Carboni e grazie a lui, documenti catastali alla mano, hanno fatto la clamorosa scoperta: le loro proprietà sono nel cuore del Parco naturale regionale di Porto Conte, peraltro in due dei punti di maggiore interesse turistico e quindi economico.

Con i vertici di Casa Gioiosa, sede del Parco, il confronto è decisamente avanti e si parla della possibilità di trovare modalità di collaborazione che consentano al progetto del Parco di fare quel salto di qualità – e di quantità – tanto auspicato dal Comune di Alghero, il cui consiglio comunale coincide con l’assemblea del Parco, dal presidente consiglio di amministrazione, dagli altri componenti del cda e dal direttore Mariano Mariani.

Con la Regione il discorso è diverso perché, al di là del comune desiderio di valorizzare l’area e di tutelarla sul piano ambientale, c’è da individuare una contropartita che possa soddisfare tutti.

L’idea, infatti, è che il gruppo di imprenditori toscani rinunci alla sua proprietà. In cambio, i proprietari chiedono di poter dare un’occhiata all’elenco dei beni immobili regionali in dismissione e vedere se c’è qualcosa di interessante, magari in zona.

Tutto sommato per la Regione sarebbe un doppio
affare, ma nessuno ci perderebbe veramente: il demanio diventerebbe proprietario di quell’area così preziosa, la società toscana acquisirebbe e rimetterebbe a nuovo qualche edificio in disuso.

Tra i tanti che vengono subito in mente c’è anche l’hotel Bellavista di Fertilia.

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