Delitto di Alghero, i genitori di Alberto: "Vogliamo tutta la verità"

Lettera di Mariella e Antonello Melone a La Nuova: "I sogni di un 18enne non possono spegnersi per un gioco sciagurato"

ALGHERO. «Vogliamo sapere tutta la verità». Non solo. «Forse è il caso davvero di fermarsi a riflettere e a parlare». E ancora. «I sogni di un diciottenne non possono spegnersi per un gioco sciagurato». Di più. «Mai in questi giorni abbiamo provato odio, rancore o desiderio di vendetta, da genitori proviamo tanta pena per quello che sta passando e dovrà passare Lukas».

E poi. «Nostro figlio non c’è più, e questo è l’unica cosa da cui non si può tornare indietro». Ma andare avanti sì. «Vorremmo che quello che è successo sia da monito per tutti i giovani, ma anche per gli adulti, perché la vita merita rispetto, amore e cura».

I genitori di Alberto, Antonello...
I genitori di Alberto, Antonello Melone e Mariella Alivesi

Sono alcuni dei passaggi più significativi della lettera inviata a La Nuova Sardegna da Mariella Alivesi e Antonello Melone, i genitori del 19enne Alberto Melone, colpito a morte dallo sparo di una Derringer calibro 22 esploso, pare per sbaglio, dal suo amico Lukas Saba. Con la lettera Mariella e Antonello intendono dire grazie a tutti gli algheresi che gli sono stativi vicini in un momento così tragicamente doloroso.

Ora Mariella Alivesi e Antonello Melone tireranno su la serranda del bar “Da Trico”, in via Mazzini. Il loro bar è casa loro, in fondo. Ed è casa per tantissimi professionisti, amministratori locali, lavoratori pubblici e privati, commercianti, insegnanti che lì si ritrovano abitualmente. E poi è casa, soprattutto di sera e nel fine settimana, di tantissimi giovani. Mariella e Antonello riaprono il bar a dieci giorni dall’uccisione di loro figlio Alberto. Un gioco, sembrerebbe, per cui il suo coetaneo Lukas è in carcere, accusato di omicidio volontario.

Loro non possono cancellare il dolore ma provano ad anestetizzarlo con una lettera inviata al giornale per ringraziare gli algheresi. Tutti. Dal vescovo Mauro Maria Morfino al sindaco Mario Bruno, dal presidente del consiglio regionale Michele Pais a tutte le altre istituzioni. E poi conoscenti, amici di Alberto, amici loro, familiari: non li hanno lasciati soli un attimo. Da oggi provano a restituire normalità alla loro esistenza completamente stravolta dalla tragedia. Se hanno la forza di ripartire è anche grazie alla rete di solidarietà che gli si è stretta intorno. Riaprire quel bar significa provare a tornare a quella quotidianità fatta di ore e ore al bancone, un’impostazione che si erano dati col solo pensiero di dedicarsi al lavoro e «costruire qualcosa da poter condividere con lui e che un giorno potesse essere sua».

La loro è una lettera di ringraziamento, in teoria. I genitori di Mariella e Antonello non dimenticano nessuno e hanno bene impresse nella memoria, quasi come sequenze fotografiche, tutte le persone che in questi dieci giorni hanno continuamente fatto la staffetta tra la città e la loro casa nelle campagne di Alghero, a qualche chilometro dal centro abitato. Ma quelle riflessioni buttate giù nero su bianco sono qualcosa di più. Quella missiva è anche l’invito a cambiare registro, a fare proprie le riflessioni del vescovo Mauro Maria Morfino, ad aiutare i ragazzi di Alghero a non impantanarsi. Non dipende e non può dipendere da loro. C’è bisogno di costruirgli delle alternative.

È il motivo per cui da dieci giorni Alghero – oltre a sfoderare il suo straordinario senso di solidarietà e di condivisione del dolore, che è uno dei tratti più belli e spontanei di questa comunità – partecipa a questa vicenda con una specie di senso di colpa latente. Oggi che riapre il bar “Da Trico”, anche Alghero si rimette in moto per non far cadere nel vento l’appello lanciato in serie dai genitori di Alberto, dai suoi amici, dal sindaco e da altri politici, dal vescovo. Questa morte non deve restare vana. Deve servire per aprire una seria e complessa riflessione che consenta di capire cosa stia succedendo ad Alghero e ai suoi figli più giovani. Solo in quel caso sarà onorato il debito che la comunità ha nei confronti di Mariella e Antonello. Che nonostante tutto, nonostante la lezione di umanità che stanno dando, ringraziano.

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