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Il Distretto della creatività si apre alle esigenze dei cittadini

ALGHERO. Il Distretto della creatività è pronto a partire. Nei giorni scorsi le associazioni che hanno aderito al processo di co-progettazione per l’uso dell’ex caserma dei carabinieri di via Simon...

ALGHERO. Il Distretto della creatività è pronto a partire. Nei giorni scorsi le associazioni che hanno aderito al processo di co-progettazione per l’uso dell’ex caserma dei carabinieri di via Simon si sono messe all’opera. L’obiettivo dichiarato è di continuare nella costruzione di un luogo aperto 365 giorni all’anno, a disposizione della città, con una programmazione di eventi sempre più fitta e spazi fruibili quotidianamente, anche per attività di coworking. A dare la scossa è stato il via libera alla “Dichiarazione di uso civico del Distretto della creatività di Alghero”, sottoscritta da tutte le realtà culturali e sociali che si sono rimesse in gioco per rivitalizzare l’esperienza portata avanti dal 2014 da ResPublica, la rete di collettivi e associazioni che hanno eletto a proprio domicilio lo stabile di proprietà comunale per farne la sede privilegiata di processi partecipativi rivolti alla creatività, alla riflessione e all’impegno sociale. Il modello cui si ispira il distretto algherese è quello dell’Asilo Filangeri di Napoli: una fabbrica del 1572 destinata all’esercizio di arti e mestieri e che nel primo dopoguerra fu destinata dalla contessa Giulia Filangieri di Candida al convitto di giovani orfani. Abbandonato dopo il terremoto del 1980, lo storico palazzo è stato occupato nel 2012 da un collettivo di operatori dello spettacolo e della cultura con l’idea di farne la sede del Forum delle Culture. Dopo lunghe trattative, il collettivo si è sciolto in una comunità aperta e dai confini non delimitati, che è affidataria dell’immobile in cui si svolgono attività culturali e sociali. Così il gruppo che sta lavorando alla costituzione ex novo del Distretto della creatività si trova a suo agio nella definizione di «comunità eterogenea, mutevole, solidale e aperta di persone, gruppi, collettivi, associazioni e organizzazioni di volontariato, lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, dell’arte e della cultura su cui si fonda il processo di sperimentazione politica, artistica e culturale in atto nell’ex caserma». La prima novità è che non si parla più di affidamenti, di gestioni e cose
del genere, che per anni hanno generato equivoci e hanno esposto lo spazio e i suoi frequentatori a strumentalizzazioni politiche. Ora si parla di uso civico del bene, così da mettere in chiaro che si tratta di un luogo aperto e che il fruitore finale è la collettività. (g.m.s.)

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