Subito l'insegnamento dell'algherese a scuola

Appello alla Regione di Mireia Plana, della Plataforma per la lingua

ALGHERO. «Subito i decreti attuativi che consentano di applicare la legge regionale per l’insegnamento dell’algherese nelle scuole cittadine». Mireia Plana, vicepresidente della Plataforma per la llengua, lancia l’appello rivolto dall’organizzazione al presidente della Regione, Christian Solinas. Dal 15 settembre la battaglia promossa dalla Plataforma per la llengua sarà una petizione pubblica: online o nei banchetti allestiti all’ingreso di scuola, tutti gli algheresi potranno firmare per chiedere che l’iter amministrativo per l’attuazione della legge regionale 22 del 3 luglio 2018 per la valorizzazione e l’uso in ambito scolastico delle lingue minoritarie si completi al più presto.

«La Plataforma è un’organizzazione che lavora perché il catalano, in tutte le sue declinazioni, sia riconosciuta in Europa come una lingua», spiega la vicepresidente. «La comunità dei catalano-parlanti è composta da 10milioni di persone – dice – ma il fatto che non appartenga a nessuno Stato non ha consentito sinora questo riconoscimento».

Il timore dell’organizzazione che lei rappresenta e che opera da venticinque anni è che «a furia di non usarla, la lingua catalana si perde», come afferma. La convinzione è che sia «necessario ripartire dalle scuole, per far capire alle nuove generazioni che la lingua della loro identità è una lingua viva, che può essere usata nella quotidianità e che mette in connessione una enorme comunità culturale e linguistica diffusa tra Spagna, Andorra, Francia e Italia».

La legge è realtà da oltre un anno, ma niente si muove. «Oggi l’algherese è considerata una lingua per vecchi, o per manifestazioni artistico-culturali», sostiene Mireia Plana. «Con questa petizione chiediamo al nuovo governo regionale di fare quel che va fatto – insiste – ma ci rivolgiamo anche al sindaco e all’amministrazione comunale affinché si facciano portatori di questa istanza». Che non è solo della Plataforma. «Qualche anno fa una indagine linguistica aveva rivelato che il 98 per cento degli algheresi era favorevole all’insegnamento e all’utilizzo della lingua locale a scuola», prosegue il ragionamento della vicepresidente, arrivata da Barcellona per un breve soggiorno fatto di incontri istituzionali e celebrazioni. «Perché proprio a scuola? Perché la lingua è non solo veicolo di trasmissione culturale, ma strumento per ampliare le proprie possibilità, a iniziare da quelle di lavoro», sostiene Mireia Plana.

La legge regionale prevede da due a tre ore di insegnamento obbligatorio alla settimana. «Se non si impara la lingua nelle scuole, si rischia di perderla – ribadisce lei – ma noi vogliamo che sia la lingua di tutta la comunità».

La prossima settimana una conferenza precederà il varo della petizione. Il processo per il riconoscimento ufficiale del catalano come lingua d’Europa passa anche e soprattutto attraverso
la sua sopravvivenza, la sua diffusione e il suo uso. «Lo è il maltese, che pure è parlato da 500mila persone, ma non lo è il catalano, perché non ha Stato», è il paradosso sottolineato dall’attivista catalana, che auspica «una rivoluzione catalana di cui i bambini saranno protagonisti».

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