Aereo precipita, tre morti nel rogo

Il piccolo velivolo si è schiantato vicino alla pista di Castiadas

CASTIADAS. Gli amici li aspettavano per una vacanza in una villa sul mare di Villasimius: sono finiti in un canalone di scolo a Olia Speciosa, trenta metri dalla provinciale per Cagliari, carbonizzati nella carlinga di un Rockwell Commander quadriposto decollato alle dieci da Foligno e precipitato un’ora e mezzo più tardi a cento metri dalla pista dell’aerovolo di Castiadas forse a causa di una raffica di vento.
 Erano le undici e venticinque di una mattinata resa ancora più infernale dal caldo pazzesco. Scena raccapricciante quella che si è presentata agli occhi dei vigili del fuoco e dei carabinieri di San Vito, i primi a intervenire: il corpo del pilota, Paolo Marcagnani (45 anni) di Marsciano, si trovava a cinque metri dal rottame dell’aereo, martoriato dalle ustioni ma ancora riconoscibile. Di quelli della moglie Sonia Baccianella (47 anni) di Panigale e dell’amica Roberta Stanzione (41) di Perugia non restavano che ceneri fumanti, subito coperte con grandi fogli di stagnola. Tutt’attorno mezzo ettaro di campagna nera, immagine consueta di questi tempi ma stavolta molto più dolorosa.
 Subito un’ipotesi, che il medico legale Roberto Demontis valuterà con l’autopsia: Marcagnani potrebbe essere uscito ancora vivo dalle lamiere del velivolo, avrebbe tentato di trascinarsi lontano dalle fiamme per poi accasciarsi senza più vita. Si cercherà si accertarlo. Ma sarebbe solo un dettaglio sconvolgente, da aggiungere al salatissimo conto finale di questa sciagura di fine estate.
 Non sarà facile stabilire il perchè dell’incidente: Marcagnani era un pilota esperto, l’aereo gli apparteneva e alla cloche di quel piccolo velivolo aveva fatto il giro d’Europa per celebrare l’unità monetaria. Pochi i dati a disposizione del sostituto procuratore Rita Cariello e dell’Ansv (Agenzia nazionale per la sicurezza del volo) che hanno aperto inchieste parallele: è certo che il pilota, in vista della costa sarda, si è messo in contatto con il centro di avvicinamento radar per chiedere istruzioni sull’atterraggio, destinazione la piccola pista per velivoli da turismo di Olia Speciosa. Poi il contatto è mancato. Paolo Contini, il gestore dell’aviocampo, ha cercato affannosamente informazioni. Voleva capire cosa stesse accadendo e la risposta era stata rassicurante: la manovra d’atterraggio è in fase finale. Invece la sciagura era in corso: altri testimoni racconteranno ai carabinieri di aver visto il Commander girare a bassa quota sulla pista, allargarsi sul campo che fiancheggia dall’altra parte la strada per Cagliari, piegarsi a una raffica di vento e poi scomparire in un boato, seguito dal fumo delle fiamme. Quanto riferito da chi ha visto coincide con i segni lasciati sul terreno e con la posizione del relitto: la traiettoria d’impatto è perpendicolare alla strada e al canalone secco che fila al margine del campo. La pista si trova al di là della carreggiata. L’aereo ha toccato il terreno a circa cinquanta metri dal dislivello che precede la linea della provinciale, ha perso una ruota del carrello e infine è andato a infilarsi nel canalone, il muso in diagonale rispetto alla strada soprastante, e ha preso fuoco immediatamente.
 Non c’è una scatola nera: il magistrato si è subito informato attraverso i carabinieri sulla possibilità di valutare informazioni di volo registrate in un apparecchio, la risposta degli esperti è stata negativa. In piccoli velivoli come il Commander quello strumento è solo un optional. Per ricostruire gli ultimi secondi del tragico volo restano dunque i risultati delle perizie tecniche - se saranno disposte - e le testimonianze. Che sembrano avvalorare l’ipotesi di partenza: il vento, un colpo di vento laterale, talmente forte da far ruotare il piccolo aereo come fosse un aquilone, fino a fargli perdere portanza. Quando il pilota si è trovato con le ali perpendicolari al terreno e ha sentito il Commander perdere quota ha certamente provato a riallinearlo al suolo per un disperato tentativo d’atterraggio. Ma era troppo tardi, benchè tutto lasci pensare che il velivolo abbia toccato il campo con una ruota del carrello, quindi in posizione quasi corretta. Solo che la pista era trecento metri più in là, oltre la strada sopraelevata. Per raggiungerla Marcagnani avrebbe dovuto recuperare quota, non meno di venti metri, e saltare l’ostacolo. Non ce l’ha fatta.
 I coniugi Marcagnani si erano sposati a Tuora, un piccolo centro sul lago Trasimeno, il 22 maggio di tre anni fa. Non avevano figli. Lui era geometra, titolare dello studio di design ‘Progetti per abitare’ di Marciano, in provincia di Perugia. Aveva programmato il viaggio in Sardegna da settimane e ne aveva parlato con gli amici dell’aeroclub Foligno, di cui era socio, come ha confermato il segretario Claudio Monalli. Sul velivolo, immatricolato in Germania, aveva compiuto nel 2001 e nel 2002 due imprese particolari: l’Euro Plan Tour l’aveva portato in coppia con un altro aereo da turismo in tutte le capitali europee aderenti all’Unione Europea per celebrare l’unificazione monetaria. Con Mediterraneo Plan Tour aveva fatto scalo nei paesi del Mediterraneo dove aveva incontrato le autorità politiche per consegnare loro un ramoscello d’ulivo, simbolo di pace.
 

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