Referendum, i 4 giuristi: «Legge urgente o è il caos»

Il parere fornito al Consiglio regionale: «Decadono tutte le otto Province, si bloccano le Asl e le scuole»

CAGLIARI. Grido d’allarme dei giuristi: «Se il Consiglio regionale non fa entro la fine di maggio una legge transitoria per gestire il dopo referendum, in Sardegna sarà il caos istituzionale e amministrativo». Benedetto Ballero, Pietro Ciarlo, Gianni Contu e Andrea Deffenu hanno spiegato alla presidente Claudia Lombardo e ai capigruppo di maggioranza e di opposizione che l’abrogazione delle quattro nuove Province regionali di Olbia-Tempio, Ogliastra, Medio Campidano e Carbonia-Iglesias, travolge quasi tutto l’impianto pubblico isolano: con la promulgazione del risultato referendario decadranno tutte le otto Province per via dell’abrogazione dei confini, non saranno applicabili molte leggi regionali (compresa quella elettorale), si bloccheranno le Asl e le scuole tecniche, tutti i contratti in essere, eccetera.

Preso atto di queste conseguenze, i super-esperti hanno affermato che a loro giudizio nei quesiti contro le nuove Province ci sono profili di incostituzionalità, sia rispetto alla Costituzione sia allo Statuto sardo. A loro avviso, i referendum non sarebbero stati da ammettere. E’ un parere che sposa la tesi dell’Unione delle Province, sostenuta da Roberto Deriu, e che sconfesserebbe l’operato politico e istituzionale del presidente della giunta regionale, Ugo Cappellacci.

Come evitare il caos? I giuristi hanno escluso l’ipotesi del commissariamento: «Non c’è una legge che la sostenga». Due, invece, le cose da fare rapidamente. La prima è una legge transitoria per evitare il vuoto normativo: andrebbe approvata dal Consiglio regionale, hanno detto, prima della promulgazione dell’esito dei referendum, quindi entro una settimana. Di fatto questa legge dovrebbe servire a dilazionare nel tempo (minimo un mese) l’effetto della promulgazione del risultato.

Ed eccoci alla seconda cosa che c’è da fare secondo i giuristi: è una legge («molto complessa», hanno affermato) che riordini l’intero sistema amministrativo sardo in coerenza con il pronunciamento popolare, cioé superando di fatto le Province. Andrebbero modificate le competenze della Regione e dei Comuni, andrebbero assegnati i beni e il personale e i contratti delle Province, andrebbero riviste tutte le leggi che fanno riferimento alle circoscrizioni territoriali: dalle Asl alle disposizioni della legge Finanziaria, eccetera.

Basterà un mese per fare tutto questo. Gli stessi giuristi sono scettici anche perché esistono difficoltà oggettive. Ad esempio, nella definizione delle circoscrizioni territoriali (non necessariamente le Province) è indispensabile la consultazione preventiva dei Comuni e delle popolazioni. Su questo punto, tuttavia, non sembrano esserci difficoltà politiche perché anche ieri sera, nell’incontro con i giuristi, tutti i gruppi politici hanno manifestato piena disponibilità a collaborare. La commissione Autonomia è convocata da lunedì in seduta permanente.

Il problema politico nasce sul primo punto, la leggina transitoria. «Occorre l’unanimità – hanno detto i capigruppo del Pd e di Sel, Giampaolo Diana e Luciano Uras – perché in Consiglio ci sono anche Cappellacci e i promotori

dei referendum, i quali, se ci sarà da differire di qualche settimana l’effetto della promulgazione, dovranno dirlo agli elettori mostrando senso di responsabilità istituzionale e non cavalcare operazioni populistiche che portano alla paralisi».

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