Pasticcio indennità, monta la protesta contro i consiglieri regionali

Domani manifestazione dei referendari davanti al Consiglio. Maninchedda: «C’è un errore, non è applicabile»

CAGLIARI. Nel web e ora anche in piazza monta la protesta contro il voto di mercoledì notte che ha reintrodotto l’indennità dei consiglieri regionali che era stata abrogata dal referendum del 6 maggio. Ad alimentare la rivolta sono gli stessi onorevoli con i loro pasticci: siccome uno non bastava, ne hanno combinato tre in un colpo solo. Il primo è il metodo del blitz notturno con un emendamento a una legge sui precari. Il secondo è l’assoluta incertezza dell’operazione: nessuno è ancora in grado di dire se davvero c’è stato un taglio del 30 per cento dei precedenti stipendi, se ci fosse un aumento come qualcuno sostiene lo scandalo assumerebbe ben altre proporzioni. Il terzo pasticcio è rappresentato da un errore nella formulazione del testo: la norma potrebbe risultare illegittima e quindi inapplicabile; come dire: gli onorevoli si sarebbero fatti male per nulla.

Nella politica – mai vista come Casta come stavolta – c’è soprattutto grande imbarazzo e poca voglia di comparire: molti sperano che la bufera si plachi ma i referendari sembrano non avere alcuna intenzione di mollare la presa. È il momento del grillismo diffuso ma forse ha ragioni chi dice che la vera antipolitica è di certa politica.

Iniziamo dalla protesta. La rivolta è nata su Facebook. «Ci troveremo sabato mattina alle 9.30 davanti al Consiglio regionale – hanno scritto i promotori – per leggere i nomi dei 63 onorevoli che hanno reintrodotto le indennità. Non accettiamo l’ennesima manifestazione di arroganza che vuole soffiarci sotto il naso il risultato del voto popolare». Ci sarà anche il movimento la Base. «Assiemi agli altri referendari – ha detto Efisio Arbau – vogliamo mandare a casa una classe politica che di giorno fa finta di litigare e di notte si divide il bottino».

È possibile che sabato in piazza non ci siano i Riformatori, i quali, anche ieri, hanno ribadito di non aver votato – lo hanno spiegato il coordinatore Michele Cossa e il capogruppo Attilio Dedoni – perché «la norma non era chiara e nessuno era in grado di sapere di quanto sia il taglio effettivo». IRiformatori non sono contrari alla reintroduzione dell’indennità «prevista dallo Statuto e dalla Costituzione» e hanno detto che giudicheranno «quando si saprà se c’è stato un taglio o un aumento».

In piazza ci sarà invece l’Italia dei Valori. Lo ha anticipato il vice segretario Salvatore Lai: «Il consiglio regionale non può prendere in giro i sardi». L’Idv, che con i suoi consiglieri ha però votato a favore, ha rivolto un appello alla mobilitazione a tutti coloro che hanno firmato le sue due proposte di legge sui costi della politica.

Si è astenuta nel voto Claudia Zuncheddu )Indipendentistas) per ragioni soprattutto di metodo: «La proposta andava discussa e condivisa, è un tema troppo sensibile».

Di «tradimento» nel merito e nel metodo ha parlato l’ex assessore Maria Antonietta Mongiu, una dei garanti scelti dal movimento referendario. Secondo i primi calcoli «le indennità sarebbero inviariate». La politica deve operare «alla luce del sole», le ha fatto eco il portavoce dei garanti Massimo Deiana. E Salvatore Cubeddu (Fondazione Sardinia): «Lo stipendio dei rappresentanti deve essere misurato con quello dei rappresentati».

E le forze politiche? Si assume la propria parte di responsabilità l’assessore Mario Floris, leader Uds: «Non si tratta di un blitz notturno e l’antipolitica ha bisogno di ben altre analisi, si è trattato di un atto dovuto proprio alla luce del risultato referendario, che non ha abrogato l’indennità, che è prevista dallo statuto, ma la sua disciplina. Ne è stata introdotta una nuova con un taglio del 30 per cento».

È di questo avviso anche il Pd che in una nota congiunta del segretario Silvio Lai e del capogruppo Giampaolo Diana ha affermato che «occorre non esagerare e che non esageri con le parole soprattutto chi ha responsabilità istituzionali e politiche», perché «è una conquista della democrazia che ogni cittadino, al di là delle proprie risorse economiche, possa rappresentare gli altri cittadini». L’indennità deve essere «adeguata al ruolo» e ilconsiglio regionale «è stato esemplare in Italia per i tagli che ha apportato ai costi della politica». Da qui la linea del Pd di respiongere «la linea demagogica che rischia di travolgere la rappresentanza democratica buttando insieme bambino e acqua sporca».

La bufera è sul mertito e sul metodo. Innoltre ci sarebbe persino un errore. Lo ha rilevato il sardista Paolo Maninchedda ammettendo di non essersene accorto in aula: «Così com’è la norma non è applicabile, serve una correzione». Il punto riguarda la disciplina. Abrogata dal referendum, quella vecchia non può essere più usata

(e non è stata citata nella legge di mercoledì), ma per stabilire le indennità e gli altri costi (ad esempio per i gruppi) non basta un riferimento al «quantum» del 2003 tagliato del 30 per cento. «Serve chiarezza – ha concluso – e bisogna fare in fretta».

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