Un sardo vuole essere principe dei ghiacci

Cagliari: esposto in Procura contro il co-reggente di “Antarticland”, dove il fisco non può arrivare

CAGLIARI. Chi l’avrebbe mai detto? Un sardo di Cagliari nel ruolo di co-reggente, con delega di Gran Maestro facente funzioni, per l’Ordine dei Cavalieri di Ghiaccio. In pratica: il quasi sovrano dello stato autoproclamato di Antarticland, niente meno che «il più antico dominio territoriale» del polo Sud, zona australe. Il suo nome è Eugenio Lai, ha 67 anni e di fronte ai titoli che sbandiera dovrà arrossire persino Doddore Meloni. Perché l’isolotto di Mal di Ventre è un misero francobollo rispetto a questo sterminato territorio gelato, un milione e mezzo di chilometri quadrati, che si direbbe abitato solo da trichechi e che vanta invece «un milione di cittadini» sparsi per il mondo. Accomunati da una missione socialmente unificante: evadere le tasse. Questo fino al 5 luglio 2011, perché dall’abdicazione per ragioni di salute del reggente Giovanni Gottlieb Caporaso, con il conseguente ingresso al potere del nuovo Consiglio di Reggenza, lo scopo del principato è diventato il bene del mondo. Traguardo impegnativo, da raggiungere con un programma ancora in via di elaborazione.

Paradiso fiscale. Comunque niente più ghiacciai da usare come paradiso fiscale e niente più convegni a Lugano, dove seicento imprenditori italiani renitenti alle imposte erano accorsi per ricevere da sua maestà Caporaso in persona i segreti dell’arte di farla in barba al fisco. Arte raffinata, appresa a Panama, riassumibile a leggere gli atti di quel raduno nella regola delle tre enne: «Anche quando vi scoprono, negare negare e negare».

Antarticland. L’alternativa: diventare cittadini di Antarticland, uno stato virtuale su un territorio reale, che non offre servizi e non pretende tasse. Dove l’iva non esiste perché i valori aggiunti restano tutti nelle tasche dei cittadini e lo spread è una minaccia sconosciuta.

I cavalieri ospitalieri. Ma questi sono solo cascami di troppa umanità, perché le radici storiche di Antarticland affondano nella notte dei tempi, andando a intrecciarsi con l’Ordine medievale dei Cavalieri ospitalieri e più di recente con quelle dello zar Alessandro primo: fu lui nel 1818 a nominare - così è scritto nel sito ufficiale - il primo Gran Maestro dei Cavalieri di ghiaccio, a quel secolo Fabian Gottlieb.

L’inchiesta. E se quasi duecento anni dopo l’antico stato del polo australe risulta ancora «in attesa di riconoscimento da parte delle Nazioni unite» il Principato viene descritto come una realtà talmente strutturata da generare interessi contrapposti e conseguenti conflitti. Uno di questi è finito negli uffici della Procura di Cagliari, un esposto di sei pagine firmato dall’avvocato Luigi Trudu, col quale il co-reggente Lai chiede una severa punizione per Rolando Righetti, altro co-reggente, reo a suo dire di assersi appropriato del materiale detenuto dalla fiduciaria Antarticland Treasury S.A che l’ultimo Gottlieb, all’atto di abdicare «nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali» aveva affidato direttamente ai nuovi responsabili del Principato, essendo Antarticland momentaneamente sprovvisto di «una banca centrale».

Il patrimonio statale. Si tratta di passaporti, patenti e patenti nautiche in bianco, sigilli, copie di atti registrati alle Nazioni Unite e «altri documenti che ci si riserva di specificare». L’accordo, a leggere l’esposto, era semplice: Righetti doveva recarsi a Panama insieme all’altro co-reggente Cesare Fussone per ritirare il materiale e metterlo a disposizione del Gran Consiglio.

I beni a Bussolengo. Invece, per ragioni che la Procura è chiamata a scoprire, c’è andato solo Righetti e s’è portato tutto nella sua casa di Bussolengo, in provincia di Verona. Una serie di diffide non è bastata a fargli mollare le cassette riempite col patrimonio statale. Ecco perchè, su delega del Gran Consiglio di Reggenza, il cagliaritano Eugenio Lai - nel suo passato un procedimento per abuso della professione medica - ha deciso di querelarlo. L’accusa: aver arrecato «seri danni patrimoniali, d’immagine ed economici al Principato di Antarticland».

Archiviare o indagare? Come andrà a finire? L’interrogativo è inquietante. C’è di mezzo il futuro di uno stato, una brutta gatta da pelare per il sostituto procuratore Andrea Massidda, cui è stato assegnato questo caso che travalica i confini nazionali. Trattandosi

di fatti accaduti a Panama si potrebbe girare l’esposto alla Procura territoriale del querelato, quindi Verona. Oppure archiviare l’esposto con un sorriso. Un milione di cittadini antartici e intere popolazioni di pinguini nomadi attendono trepidanti.

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