la corte d’appello

«Torru fa il moralizzatore ma ha commesso molti reati»

CAGLIARI. «E’ opportuno ricordare che proprio Lucio Torru, che pretendeva di farsi censore della moralità e della legittimità del comportamento di pubblici amministratori e di loro congiunti,...

CAGLIARI. «E’ opportuno ricordare che proprio Lucio Torru, che pretendeva di farsi censore della moralità e della legittimità del comportamento di pubblici amministratori e di loro congiunti, spargendo sul loro conto notizie false infamanti, annoverava già all’epoca dei fatti condanne per porto illegale di armi, minaccia, estorsione continuata, reati tributari, violenza privata e omesso versamento di ritenute previdenziali»: lo scrive il giudice estensore Giovanni Lavena, nella motivazione della sentenza con la quale la Corte d’Appello ha respinto il ricorso dell’avvocato Massimo Delogu confermando di conseguenza la condanna a dieci mesi di reclusione per diffamazione a mezzo stampa inflitta al controverso politico quartese il 15 dicembre del 2009. A portare in giudizio Torru erano stati nel 2006 l’allora sindaco di Quartu Gigi Ruggeri, la moglie Irma Dessì e il dirigente comunale Igino Meloni dopo una serie di servizi usciti sul periodico «Quartu Sera» nei quali il direttore attribuiva ai tre «avversari» politici una serie di operazioni illegali e di scambi di favori rivolti a ottenere e distribuire vantaggi. Non era vero nulla: sia il tribunale che la Corte d’Appello hanno chiarito che si trattava di invenzioni elaborate da Torru («notizie macroscopicamente false» scrive il giudice) per gettare discredito sull’amministrazione di centrosinistra. La Corte d’Appello ha respinto anche la richiesta avanzata dalla difesa di attenuare la pena: «La specie e l’entità della pena - è scritto nella motivazione - si giustificano ampiamente in ragione dei gravissimi e numerosi

precedenti penali di Lucio Torru». Se la sentenza di condanna verrà confermata dalla Cassazione, Torru dovrà pagare pesanti risarcimenti alle parti offese, tutelate dagli avvocati Giuseppe Macciotta e Fabio Pili. La provvisionale stabilità è per ora di 60 mila euro complessivi. (m.l)

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