Conservatoria delle coste: la rete contro il commissariamento

Ambientalisti, sindaci, musicisti, scrittori firmano la petizione on line per chiedere alla giunta regionale di ritirare la delibera

CAGLIARI. Ha già raccolto una cinquantina di adesioni, fra musicisti, scrittori, accademici, ambientalisti e sindaci dei Comuni costieri, la raccolta di firme, anche on line sulla piattaforma Change.org, promossa per dire no al commissariamento della Conservatoria delle Coste deciso dalla Giunta regionale il 12 giugno scorso e contrastare la sua eventuale soppressione.

All’iniziativa «AppelloCosteSarde» si sono già uniti i primi cittadini di Arbus, Buggerru, Calasetta, Castelsardo, Castiadas, Cuglieri, Domusdemaria, La Maddalena, Masainas, Porto Torres, Sant’Antioco e Stintino.

Tra i firmatari ci sono anche Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera, il fondatore e presidente onorario del Wwf Italia Fulco Pratesi, il vicepresidente e il direttore del Kyoto Club Francesco Ferrante e Sergio Andreis, gli scrittori Dacia Maraini, Marcello Fois e Massimo Carlotto, i musicisti Paolo Fresu ed Elena Ledda.

«Che fine farà il patrimonio costiero affidato alla gestione dell’Agenzia?», chiedono i promotori, che considerano ingiustificato il commissariamento, visto che la Conservatoria non era in perdita. «Oltre 6mila ettari ritorneranno nella disponibilità delle strutture regionali ordinarie, portando di fatto le lancette dell’orologio indietro di 10 anni, quando le coste della Sardegna venivano gestite in maniera settoriale. Con la soppressione dell’agenzia», paventano, «migliaia di ettari di coste, ad alto valore paesaggistico e ambientale, potranno, inoltre, essere messi in vendita ai migliori offerenti, pronti a speculare sulle coste sarde, magari con il pretesto di attrarre investimenti esteri».

Il capogruppo di Fi in Consiglio regionale Pietro Pittalis chiede alla Giunta di annullare in autotutela la contestata delibera con cui il 12 giugno scorso ha deciso di commissariare la Conservatoria delle Coste. Il provvedimento, secondo l’esponente dell’opposizione, è illegittimo, in quanto fa riferimento alla legge regionale 1 del 1977, che consente i commissariamenti solo in determinati casi, e alla n. 31 del 1998, che permette alla nuova Giunta di confermare o revocare il direttore entro i primi tre mesi dall’insediamento, ma non di sostituirlo con un commissario.

«Emerge un particolare a dir poco inquietante», segnala, inoltre, Pittalis. «La delibera di nomina del commissario (l’ex responsabile della Protezione civile Giorgio Cicalò, ndr), è stata adottata lo stesso giorno in cui scadeva il pubblico avviso per manifestazione d’interesse per l’incarico di direttore esecutivo dell’agenzia, ancora visibile sul sito istituzionale della Regione. Considerato che tale procedimento non è mai stato revocato, per quale motivo la Giunta regionale, ad avviso scaduto, ha deciso di nominare un commissario, anzichè dare seguito alla selezione tra i candidati che hanno inviato la propria manifestazione d’interesse?»

«È singolare», aggiunge il capogruppo di Fi, «il fatto che la delibera di commissariamento della Conservatoria venga proposta dallo stesso assessore all’Ambiente che ha firmato il pubblico avviso e ci chiediamo se questa macroscopica contraddizione si sia consumata con o senza il parere di legittimità del direttore generale dell’Ambiente. Nutriamo non pochi dubbi anche sulla regolarità del primo passaggio contenuto nella delibera, ovvero la revoca del direttore. Ora chiederemo tutto gli atti», ribadisce Pittalis, «per ricostruire una vicenda grottesca».

«Qualsiasi azione intrapresa non può sottintendere una chiusura o un indebolimento» della Conservatoria delle Coste. La presidente del Fai Sardegna, l’ex assessore regionale alla Cultura Maria Antonietta Mongiu, chiede, invece, il rilancio e la ridefinizione delle aree d’intervento dell’agenzia istituita nel 2007 sotto l’amministrazione Soru e commissariata dall’attuale Giunta regionale il 12 giugno scorso.

La Conservatoria, peraltro, secondo Mongiu, rientra, assieme alla legge salvacoste e al Piano paesaggistico regionale, in «un disegno complessivo di sviluppo sostenibile da cui la Sardegna non può tornare indietro».

La presidente del Fai si unisce a coloro, fra cui gli ecologisti di Grig, che hanno chiesto alla Giunta di annullare la cosiddetta «delibera madre» dell’ottobre 2013 con cui l’esecutivo Cappellacci ha avviato la revisione del Ppr, in modo da mettere al riparo il piano del 2006.

Infine, Mongiu sollecita un provvedimento che limiti l’«invasività - a tratti spregiudicata - delle cosiddette fonti rinnovabili», a cominciare dal cosiddetto «minieolico».

«Non risultano a oggi disposizioni ostative alla realizzazione di impianti di 60 kw di potenza», ricorda l’ex assessore. «Pertanto è urgente una delibera che disponga che anche gli impianti eolici di potenza inferiore ai 60 kw si possano

realizzare in aree agricole, a patto che siano destinati all’autoconsumo energetico per l’azienda che lo richiede; che il richiedente sia un imprenditore agricolo professionale e/o comunque una società agricola presenta stabilmente nell’isola; che sia assoggettati a Via, ovunque localizzati».

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