Il day after di Capo Frasca è «un tappeto di missili»

Mobilitazione contro la presenza militare in Sardegna dopo l’incidente nel poligono. Il sindaco di Arbus: «Bisogna rinegoziare le condizioni della permanenza, in gioco salute e sviluppo economico»

CAGLIARI. Già ad aprile il consiglio comunale di Arbus era pronto a dichiarare indesiderata la presenza del poligono di Capo Frasca, la cui attività in Sardegna è collegata a quella dell’aeroporto di Decimomannu.

L’aveva annunciato il sindaco Francesco Atzori durante la sua audizione davanti alla Commissione Difesa della Camera allora impegnata in un’indagine in materia di servitù militari. Il primo cittadino, ben prima dell’incidente di due giorni fa quando un’incendio è scoppiato durante un’esercitazione nel poligono, chiedeva che entro l’anno fosse risolta la questione degli indennizzi ai pescatori del territorio e rinegoziati i termini della servitù.

Fra le richieste avanzate dal sindaco allora e ribadite in questi giorni figura la sospensione delle esercitazioni per tre-quattro mesi mesi, quelli estivi, in cui si concentra il turismo balneare sulla costa di Arbus. A marzo Atzori aveva inviato una memoria alla commissione Difesa e sollecitato, durante la sua audizione, «un’indagine scientifica», sui pericoli per la salute umana e animale nella zona interessata al poligono: «Perchè non si fa anche a Capo Teulada e a Capo Frasca quanto fatto nel Salto di Quirra?».

«La permanenza del poligono la decide il governo», aveva dichiarato ai deputati il sindaco di Arbus. «Se se ne va non ci mettiamo a piangere, ma servono le bonifiche, visto che stiamo ancora piangendo un altro tipo di abbandoni, come quello delle miniere. Non si può precludere alla comunità la speranza che nel futuro si chiudano i poligoni. Ma nell’immediato bisogna rinegoziarne la permanenza. Altrimenti, non ne vogliamo più sapere, perchè ci portano solo problemi. Cominciamo a parlare di indennizzi». Ogni cinque anni per la comunità locale sono previsti 1,5 milioni di euro che, secondo il sindaco «non compensano minimamente il danno subito».

Alla manifestazione contro le servitù militari del prossimo 13 settembre davanti all'ingresso della base di Capo Frasca ci saranno anche le bandiere sardiste. Lo annuncia il partito dei Quattromori che sottolinea che la direzione nazionale, riunitasi di recente a Oristano sotto la presidenza di Giacomo Sanna, «ha voluto rimarcare che la storica battaglia sardista è contro tutte le servitù militari e non ammette perciò alcuna differenziazione di paesi partecipanti e di tipologia di occupazione militare della Sardegna».

Per il Psd'Az «il sistema coloniale delle servitù militari sarde deve essere interamente smantellato senza alcun distinguo, ed a prescindere da inconsistenti e strumentali differenziazioni».

«Il problema non è solo l'incendio a Capo Frasca, il fatto è che lo Stato centrale continua a considerare l'isola come un'enorme servitù militare e questo è chiaro che comporti problemi. Si veda quanto sta succedendo sul lago Omodeo». Lo afferma Antonio Satta, componente dell'ufficio di presidenza dell'Anci e segretario dell'Unione popolare cristiana (Upc).

«E così le esercitazioni si ripetono a non finire - continua Satta - in un territorio poco urbanizzato ma pur sempre con insediamenti abitativi soprattutto d'estate. Dovremmo puntare sul turismo, ma alla fine le istituzioni romane pensano a come riempire il territorio sardo di impianti militari e di carceri di massima sicurezza».

Il deputato sardo Mauro Pili (Unidos-Misto) è entrato nel poligono di Capo Frasca, dopo 24 ore di attesa e lo scontro con la Difesa che ieri gli aveva negato l’accesso per mancanza di adeguato preavviso alla visita ispettiva che avrebbe voluto effettuare per vedere i danni provocati dall’incendio scoppiato durante un’esercitazione di aerei tedeschi. «Centinaia di bombe ciclopiche, nascoste a tutti» accusa il parlamentare che dopo il sopralluogo, pubblica sui social network foto scattate nel poligono.

Le immagini mostrano grossi cilindri metallici nel terreno devastato dall’incendio di giovedì pomeriggio, in contrasto con gli «artifizi inerti» di colore azzurro mostrati ieri ai giornalisti invitati a visitare una parte del poligono, durante un sopralluogo del comandante della base di Decimomannu, da cui dipende il poligono di Capo Frasca, e di altri ufficiali dell’Aeronautica. «È un disastro ambientale senza precedenti. Un tappeto

di bombe gigantesche», denuncia Pili. «Missili da mille chili conficcati nel terreno. E poi un aereo precipitato di cui nessuno dentro la base dice di sapere niente. È ora di alzare il velo di omertà sulle basi militari. Ecco perchè il ministro della Difesa vietava il mio ingresso nella base».

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