Bruciato vivo in auto, la moglie in lacrime depone al processo

Cagliari, a Ortacesus Sergio Tronci fu picchiato a sangue e legato col fil di ferro, in aula presente l’imputato Niveo Batzella condannato anche per un altro omicidio

CAGLIARI. Ha deposto tra le lacrime nell'aula della Corte d'Assise la moglie di Sergio Tronci, l'operaio della Vesuvius Italia di Assemini picchiato a sangue, legato col fil di ferro e bruciato vivo in un'auto nel 2004 a Ortacesus. La donna ha sempre dato le spalle al principale sospettato dell'omicidio, Niveo Batzella, rispondendo alle domande del pubblico ministero Rossana Allieri e del difensore Riccardo Floris.

La teste ha raccontato dei rapporti tra il marito e Batzella, ma non sono mancati momenti di tensione quando la difesa ha sollevato una serie di eccezioni. È stata un'udienza tesa, ma non drammatica come la prima, dove volarono urla tra la famiglia della vittima e quella del presunto omicida. Sul banco dei testimoni, dopo la moglie di Tronci, anche la figlia dell'operaio ucciso.

Davanti al collegio presieduto da Claudio Gatti (a latere Ermengarda Ferrarese), il dibattimento è proseguito con alcuni testimoni dell'accusa.

Alla sbarra c'è il presunto capobanda, rimasto in silenzio tutto il tempo, chiuso nella gabbia degli imputati, chiamato a rispondere oltre che dell'omicidio di Tronci anche della presunta riduzione in schiavitù della moglie. Lo scorso aprile, Niveo Batzella era stato condannato in primo grado all'ergastolo per l'omicidio di Gianluca Carta, il titolare di un night club di Assemini ucciso con una fucilata

alla testa dopo essere stato sequestrato e poi ritrovato senza vita in una cunetta nelle campagne di Sestu il 18 maggio 2011.

È indagato anche per diverse rapine, oltre che per il tentativo di sequestro di persona di un imprenditore caseario cagliaritano. Prossima udienza l'1 ottobre.

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