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Maxi truffa alle banche: 100 indagati

Si è conclusa l'indagine della Tenenza della Guardia di finanza iniziata nel 2011, collegata a un giro di truffe ai danni di istituti di credito e finanziarie. Venti i cittadini dell'est, soprattutto romeni, indagati e ottanta gli italiani, molti dei quali giovanissimi

IGLESIAS. Cento indagati, diversi istituti di credito truffati in tutta Italia, oltre tre milioni e mezzo di euro incassati illegalmente da una banda di italiani e romeni. Si è conclusa in questi giorni l'indagine della Tenenza della Guardia di finanza di Iglesias iniziata nel 2011, collegata a un giro di truffe ai danni di istituti di credito e finanziarie. Venti i cittadini dell'est, soprattutto romeni, indagati e ottanta gli italiani, molti dei quali giovanissimi. Le accuse, a vario titolo, sono associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al riciclaggio.

Le indagini, coordinati dal luogotenente Andrea Vinci, sono partite tre anni fa a seguito di una denuncia presentata a Iglesias per un assegno scoperto e hanno consentito di scoprire come l'organizzazione riusciva a derubare gli istituti di credito. I romeni erano venuti a conoscenza di un bug nei sistemi bancari relativo alla «check truncation», in pratica i tre giorni di tempo che intercorrono tra il versamento di un assegno al riconoscimento della valuta. Versando alcuni assegni postali, anche negli sportelli automatici, i truffatori riuscivamo a incassare il denaro senza che le banche riuscissero a sapere che in realtà erano scoperti.

L'organizzazione per farlo si è avvalsa anche di giovanissimi incensurati, mentre le menti si trovano nel Sulcis, a Portoscuso, Iglesias e Carbonia, ma anche a Cagliari, in quartieri come Is Mirrionis e Mulinu Becciu, oltre ad avvalersi della collaborazione di complici in altre regioni d'Italia come Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche e Liguria. Venivano aperti conti correnti fittizi con documentazione fasulla e una volta incassati gli assegni i truffatori sparivano nel nulla.

Prese di mira anche le società di finanziamento

che, sempre grazie a documenti falsi, erogavano prestiti senza poi ottenerne la restituzione. Nel corso dei mesi sono state eseguite perquisizioni in tutta Italia e sono stati sequestrati documenti. Le indagini sono ancora in corso e sono coordinate dal sostituto procuratore Paolo De Angelis.

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