cagliari

Omicidio Tronci, il pentito racconta le violenze

Gianfranco Batzella, ora collaboratore di giustizia, depone contro lo zio in aula al processo per l'omicidio  avvenuto nel 2004 a Ortacesus

CAGLIARI. «Picchiava la sua compagna quasi ogni giorno con calci e pugni anche senza una ragione precisa, persino con un frustino. Quando si faceva la doccia, poi, la costringeva ad asciugarlo e si faceva tagliare le unghie». Poi, sulla notte dell'omicidio: «Quando Sergio Tronci è uscito dalla casa, Niveo lo ha colpito da dietro, poi ha ordinato di legarlo con le braccia dietro la schiena, facendo passare il filo di ferro nella cintura». Parla in aula Gianfranco Batzella, di Sestu, già condannato per il concorso in omicidio e oggi collaboratore di giustizia, ma lo fa senza mai incrociare lo sguardo dello zio Niveo Batzella, chiuso in silenzio nella gabbia degli imputati: l'unico della banda ad aver scelto la strada del rito ordinario al processo per l'omicidio di Sergio Tronci, l'operaio della Vesuvius Italia di Assemini picchiato a sangue, legato col fil di ferro e bruciato vivo in un'auto nelle campagne di Ortacesus nel 2004.

È stata un'udienza tesa, finita solo nel primo pomeriggio, quella che ha visto il faccia a faccia tra i due Batzella davanti ai giudici della Corte d'Assise: da una parte il nipote pentito, diventato grande accusatore, dall'altra lo zio, il presunto capobanda, rimasto tutto il tempo in silenzio ed impassibile. Rispondendo alle domande del pubblico ministero Rossana Allieri, il più giovane dei Batzella ha svelato le continue violenze dello zio nei confronti della compagna Luciana Pitzalis (amante di Sergio Tronci e condannata in abbreviato a 6 anni e 8 mesi per averlo attirato nella trappola mortale), ma anche di altre due ragazze dell'Est. Il collegio presieduto dal giudice Claudio Gatti (a latere Ermengarda Ferrarese) e la giuria popolare hanno ascoltato in silenzio la ricostruzione fatta dal pentito sulla notte dell'omicidio. Gianfranco Batzella (condannato a 16 anni) ha così raccontato, come già aveva fatto in passato nell'incidente probatorio, le fasi della trappola, l'uccisione e l'occultamento del cadavere dell'operaio. «Tornati da Ortacesus - ha poi detto - siamo andati con Niveo in giro per alcuni locali di Assemini».

Oltre che di omicidio volontario, Niveo Batzella è accusato anche di riduzione in schiavitù della moglie, Luciana Pitzalis, mentre in un altro processo è già stato condannato in primo grado all'ergastolo per l'omicidio di Gianluca Carta, il titolare di un night club di Assemini ucciso con una fucilata alla testa dopo essere stato sequestrato e poi ritrovato senza vita in una cunetta nelle campagne di Sestu il 18 maggio 2011. Indagato per diverse rapine (molte delle quali per l'accusa commesse assieme al nipote Gianfranco), oltre che per il tentativo

di sequestro di persona di un imprenditore caseario cagliaritano. Il difensore Riccardo Floris ha iniziato il suo controesame contestando le tante versioni differenti date dal collaboratore, dando vita ad un accesso botta e risposta col testimone. Il processo proseguirà il 21 gennaio.

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