Cagliari

Prevenzione calamità naturali, fondi ai comuni per le consulenze

Il presidente dell'Ordine dei geologi annuncia la "svolta culturale" della Regione che finalmente riconosce la necessità di finanziare le comunità locali se coinvolgono gli esperti nella valutazione dei progetti edilizi e urbanistici

CAGLIARI. Prevenzione del rischio idrogeologico: in Sardegna la figura del geologo entra in scena dopo decenni in cui, ad alluvioni avvenute e disastri conclamati, si scopriva che pianificazioni territoriali e singoli progetti non erano mai passati al vaglio degli esperti degli impatti del clima e delle modificazioni umane su fiumi, laghi, terreni. La svolta è rappresentata dalla legge appena approvata dalla Regione, che riconosce la necessità di finanziare i comuni che si avvalgono della consulenza tecnico-scientifica di un geologo. Novecentomila euro tra l'anno scorso e quello appena cominciato.

Lo rende noto non a caso il presidente dell'Ordine dei Geologi della Sardegna, Davide Boneddu, che la definisce «una svolta importante» perchè la categoria può dare «un rilevante contributo alla Pubblica Amministrazione negli iter autorizzativi connessi al Piano di Assetto Idrogeologico». Anche il presidente del Consiglio nazionale dei geologi, Gian Vito Graziano, esprime il plauso per la legge che «sarà di esempio per le altre regioni».

I Comuni e le Unioni dei Comuni, spiega Boneddu, «potranno finalmente avvalersi della figura del geologo nell'ambito delle istruttorie relative a interventi connessi con il Piano Assetto Idrogeologico (Pai). Per gli enti locali che si attiveranno in tal senso, la Regione ha stanziato la somma complessiva di 900.000 euro per il biennio 2014/2015».

Non solo «è un'importante affermazione della figura professionale del geologo - aggiunge - ma soprattutto ad una reale applicazione del concetto di prevenzione». Secondo Graziano, «con ogni probabilità il Paese inizia a comprendere che solo un territorio sicuro potrà attirare investimenti e che non è più possibile continuare ad inseguire le emergenze, ma che occorre risolverle. Non è più possibile spendere 242 miliardi di euro come abbiamo fatto per 70 anni, quando ne sarebbero bastati 20 miliardi per mettere in sicurezza il territorio. È completamente mancata una cultura del territorio, che avrebbe sviluppato economia» per

esempio «con investimenti in piani di sicurezza sismica, per le scuole, per le case e per tutti gli edifici pubblici. Avremmo potuto puntare di più e meglio sulle nostre risorse naturali e sulla valorizzazione di un territorio, la cui bellezza è figlia della sua geologia».

 

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