Carceri, arrivati a Cagliari 20 mafiosi e camorristi

La denuncia del deputato di Unidos Mauro Pili che ha annunciato di voler visitare la struttura

CAGLIARI. «Da stamattina nel braccio di alta sicurezza denominato inopportunamente Arborea nella struttura penitenziaria di Uta, a pochi chilometri da Cagliari, ci sono 20 capi di Cosa Nostra e Camorra, tra cui diversi del clan dei casalesi». Lo denuncia il deputato di Unidos, Mauro Pili, che annuncia per le prossime ore una «visita ispettiva nel carcere per accertare personalmente la situazione della struttura e verificare i nuovi arrivi».

«Hanno approfittato di terremoto e sbarchi di migranti - sottolinea - per far il blitz mafioso camorristico. I boss sono arrivati alla spicciolata in meno di una settimana. Il blitz ferragostano è andato in porto anche se nelle prossime ore dovrebbero completare l'operazione con altri 20 capi clan e cosca. Tutto questo contravvenendo alle regole che impongono la netta separazione tra i detenuti Alta Sicurezza e quelli ordinari».

Secondo Pili il braccio Arborea è stato isolato «con inutili accorgimenti: l'unica precauzione messa in campo è un nastro specchiato apposto sulle porte d'ingresso del reparto. Ma la tensione comincia già a salire per il tipo di personaggi giunti ad Uta e il primo problema è l'utilizzo della palestra. I boss hanno chiesto di poterne usufruire, ma ci sono solo 12 postazioni per oltre 500 detenuti. Il tema più grave è, però - aggiunge - quello del seguito di questi boss e le conseguenti infiltrazioni mafiose. I personaggi già sbarcati ad Uta sono di primo piano a partire da uno dei capi dei Casalesi, Salvatore Ferrara, detto Sasà, 45enne originario di Casal di Principe, nativo di Napoli, finito in manette insieme ad altre dieci persone, perché sospettato di essere parte di un'associazione a delinquere a carattere transnazionale

volta a commettere una serie indeterminata di reati attraverso una rete illegale di gioco on line sino ad arrivare al capo clan di Forcella Fernando Schlemmer. Familiari e adepti potrebbero decidere di spostarsi a soggiornare nelle zone limitrofe al carcere con tutto quello che ne consegue».

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