Metti il sale nell'arredamento: la tesi di una studentessa dello Ied

Le tesi Fior di Sale di Carla Mascia e Trame di Sale di Silvia Atzeni presentate nei locali delle Saline Conti Vecchi che hanno totalizzato 20mila visitatori da quando il Fai li ha aperti al pubblico

CAGLIARI. Turismo e cultura tra saline, mare, stagno, fenicotteri e archeologia industriale. Una ricetta che non stonerebbe con i piani della Regione presentati la scorsa settima nel piano programmatico 2018-2021: rilancio di quello che si ha puntando su ambiente e qualità. L'esempio arriva dalle nuove generazioni. Un vecchio magazzino che si trasforma in un ristorante. E siccome siamo alle Saline Conti-vecchi, a Macchiareddu, alle porte di Cagliari, il sale diventa non solo fondamentale per il lavoro dello chef, ma anche elemento di arredo. Come? Il sale diventa la decorazione di pannelli di legno e vetro: c'è quello rosso di Cipro, quello rosa dell'Himalaya. E naturalmente c'è anche l'eccellenza della produzione delle Saline Conti-vecchi, il fior di sale. Proprio Fior di sale è il titolo della tesi di Carla Mascia, 22 anni, di Maracalagonis, fresca diplomata dello Ied che ha presentato il suo lavoro proprio nei capannoni industriali dello stabilimento nato negli anni Venti e ora diventato patrimonio del Fai

La sua è una progettazione di interni realizzata al computer che, chissà, un giorno potrà magari diventare realtà. È l'accoglienza del 2020 o del 2030 o del 2040: l'ambiente e le produzioni locali che diventano anche design. Un'altra neodiplomata, Silvia Atzeni, si è occupata del vecchio villaggio ora abbandonato che una volta ospitava gli alloggi dei lavoratori e dei dirigenti: lo ha trasformato in una sorta di campus culturale-turistico con biblioteca, ostello e spa. Anche in questo caso il sale è protagonista: attraverso la sua cristallizzazione diventa fondamentale per gli arredi. Anche questa è una tesi, intitolata Trame di sale, dello Ied.

Sguardi-illuminati-verso il futuro. Tutto questo in un contesto unico: si sente l'odore del mare, c'è la laguna di Santa Gilla. E ci sono le montagne bianche che indicano che il sale ancora si produce: una è diventata un gioco per bambini. E infatti le Saline Conti-vecchi, dalla apertura al pubblico col

marchio Fai, hanno già raggiunto quota 20mila visite. Una bella storia, quella delle Saline davanti a Santa Gilla, nata nei primi del '900 dall'ostinazione di un imprenditore che aveva scelto Macchiareddu, una zona allora inospitale anche a causa della malaria, per la sua industria del sale.

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