Bimba uccisa dallo yacht: la difesa chiede l'assoluzione dei due imputati

Cagliari, si torna in aula a gennaio 2019 per la sentenza

CAGLIARI. Con due discussioni, lunghe e appassionate, gli avvocati difensori Leonardo Filippi e Massimo Carboni hanno cercato a ribattere punto su punto la requisitoria del pm Alessandro Pili che, qualche settimana fa, aveva chiesto la condanna per omicidio colposo di entrambi gli imputati.

Oggi, dunque, 5 dicembre, nel processo a Cagliari per la morte della piccola Letizia, la parola è passata ai legali di Maurizio Loi e Andrea Trudu: il primo comandante dello yacht da cui si era tuffata la bambina di 11 anni, rimasta poi uccisa dall'elica dell'imbarcazione, il secondo papà della vittima.

I fatti risalgono all'estate del 2015 nelle acque di Santa Margherita di Pula. L'accusa ha chiesto quattro anni e mezzo per Loi, per aver violato le norme sulla navigazione, e dieci mesi per Trudu, accusato di non aver vigilato adeguatamente sulla sicurezza della figlia.

Per l'avvocato Filippi il comandante non ha alcuna colpa: la manovra era in corso e lui non aveva dato alcuna autorizzazione allo sbarco delle

persone che avevano appena fatto una gita nelle acque del golfo. Anche il legale di Trudu, Massimo Carboni, ha insistito sull'innocenza del suo assistito: secondo il difensore, infatti, l'uomo ha osservato tutte le tutele del «padre responsabile». Si torna in aula a gennaio per la sentenza.

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