Google fa arrestare un pedofilo monitorando la posta privata

L'uomo aveva inviato immagini pedopornografiche utilizzando il suo account su Gmail. Il motore di ricerca le ha individuate utilizzando un sistema di controllo mirato. Al di là del singolo caso si riaccende il dibattito sulla privacy online

Google ha fatto arrestare un pedofilo. Le manette sono scattate grazie al controllo della corrispondenza dell'uomo su Gmail. Una notizia di cronaca che sconfina in un altro tema, sempre più intensamente dibattuto, quello sulle garanzie della privacy online. Al di là dl singolo caso, molti utenti si interrogano su quanto rimanga riservata la posta elettronica che scambiano e quanto i percorsi che fanno navigando.

La soffiata e l'arresto. Il colosso dei motori di ricerca scandagliando nella casella Gmail di un utente ha intercettato immagini pedopornografiche. Ha avvertito il Ncmec, National Center for Missing and Exploited Children, Centro statunitense per bambini scomparsi e sfruttati che gestisce un servizio attraverso cui le aziende che operano nel web trasmettono informazioni alla polizia su presunti abusi ai danni di minori. Ne è seguita un'indagine e quindi un mandato di arresto per un 41enne texano reo di aver inviato via email foto di pornografia infantile. Era già conosciuto alle forze dell'ordine, in quanto condannato per aver molestato sessualmente un bambino di 8 anni nel 1994.

Il sistema di controllo online contro la pedofilia. Di fatto Google già dal 2008 fa uso di un sistema automatico per controllare le caselle di posta degli oltre 400 milioni di utenti Gmail in cerca di materiale pedopornografico. Di fronte alle preoccupazioni sollevate sulla privacy, il motore di ricerca ha risposto spiegando che i controlli riguardano solo questo reato. "Ogni immagine di abuso sessuale su minori genera un'impronta digitale unica che aiuta i nostri sistemi a identificarla", ha spiegato un portavoce della società, sottolineando che questa tecnologia è usata "solo per individuare immagini pedopornografiche e non altri contenuti associabili ad attività criminali". "Per questo Google rimuove le immagini illegali dai suoi servizi, incluse le ricerche e le email, e riporta gli abusi al Ncmec".  Un'attività condivisa anche da altre internet company: Microsoft ad esempio ha il software PhotoDNA che viene usato allo stesso scopo anche da Twitter e Facebook, dopo che la società di Bill Gates lo ha donato al Ncmec.

La scansione della posta elettronica. Un uso della tecnologia per un buon fine. Ma l'altro lato della medaglia è quello della riservatezza dei dati personali che mettiamo in rete. E' risaputo che Google scansiona la nostra posta Gmail per poterci inviare pubblicità su misura e anche per aiutarci a individuare le email che consideriamo "spam", eliminabili. E proprio qui nasce il dubbio: quanto in profondità viene fatto questo scavo?

La sterzata verso la riservatezza. Un tema, questo della privacy, che non può essere ignorato dai giganti del web. Come Facebook, social network in cui ogni giorno viene postata un'enorme quantità di dati personali. Mark Zuckerberg, l'inventore, sterzando rispetto a una spinta iniziale, in difesa dela riservatezza sta pensando a nuovi spazi privati per condividere contenuti e pensieri senza timore di essere in un palazzo dalle mura trasparenti.

Il diritto all'oblio. Le declinazioni poi sono molteplici. Intorno al nodo del confine tra il diritto di un individuo alla privacy e quello del pubblico ad accedere a un’informazione solo pochi mesi fa sempre Google aveva preso la decisione di offrire ai suoi utenti la chance,

compilando un modulo, di cancellare informazioni che lo riguardavano . Il diritto all'oblio, insomma.

 

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