Vai alla pagina su Benessere
Autismo, approvata la prima legge nazionale

Autismo, approvata la prima legge nazionale

Il provvedimento prevede che la malattia sia inserita nei Livelli essenziali di assistenza, cioè prestazioni sanitarie garantite gratuitamente o con il pagamento di una quota di ticket, per assicurare diagnosi precoce e cure. Non c’è però budget

È stata approvata la prima legge nazionale sull’autismo. La commissione Igiene e sanità del Senato ha dato il via libera al disegno di legge che prevede l’inserimento nei Livelli essenziali di assistenza dei trattamenti per l’autismo, l'aggiornamento delle linee guida per prevenzione, diagnosi e cura, oltre alla ricerca nel campo. Non sono stati però stanziati fondi aggiuntivi a carico dello Stato.

Cosa prevede la legge.  Le Linee di indirizzo per il miglioramento della qualità e dell’appropriatezza dell’assistenza sarà aggiornate ogni tre anni e saranno estese non solo alla vita del bambino e del ragazzo autistico, ma anche all’adulto. Tutto questo per migliorare le condizioni di vita, attraverso un inserimento nella vita sociale e lavorativa delle persone con disturbi dello spettro autistico. Il fatto che l’autismo sia inserito nei Livelli essenziali di assistenza comporta che le prestazioni sanitarie siano garantite ai cittadini affetti da disturbi dello spettro autistico gratuitamente o con il pagamento di una quota del ticket sanitario, così da garantire una diagnosi precoce e cure personalizzate senza disparità fra le Regioni. Le Regioni che non garantiranno gli interventi adeguati non accederanno ai finanziamenti integrativi nell’ambito del riparto del Fondo sanitario. Ancora, la legge impegna il ministero della Salute a promuovere la ricerca sia biologica che genetica sulle cause dell’ autismo, estendendola anche alla riabilitazione e all’inserimento del soggetto nella vita sociale.

Il ministro Lorenzin: «Frutto di un grande lavoro condiviso». «L’inserimento dell’autismo nei Livelli essenziali di assistenza - ha commentato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.- era il primo passo concreto da realizzare. Creare gli strumenti per migliorare le condizioni di vita di chi ne soffre e dei suoi familiari era un dovere morale». Il provvedimento varato «oltre l’aggiornamento delle linee guida per la prevenzione, diagnosi e cura, così più efficaci, guarda alla realizzazione di condizioni migliori di vita attraverso l’inserimento sociale delle persone affette dal disturbo». Si tratta di una «norma che ci consegna grande soddisfazione perché frutto di un complesso lavoro collettivo, svolto insieme ai rappresentati della comunità scientifica e delle associazioni e delle famiglie».

I progressi della ricerca. La ricerca sull’autismo, negli ultimi anni, si sta muovendo lungo due direzioni: mettere a punto farmaci mirati che, in futuro, possano riuscire a debellare la malattia e fissare criteri per una diagnosi quanto più precoce possibile per attivare sin da subito i trattamenti oggi disponibili. Negli ultimi anni, affermano gli esperti, si sono fatti passi avanti notevoli: i più recenti studi dell’Istituto superiore di sanità (Iss) puntano ora i riflettori anche sul pianto ed il movimento dei neonati come possibili indicatori della malattia. Una cura definitiva, però, non è ancora stata scoperta, e proprio questa è la sfida del prossimo futuro. «Per la diagnosi - spiega Maria Luisa Scattone, responsabile del Network Italiano per il riconoscimento precoce dei Disturbi dello spettro autistico dell’Iss - il protocollo europeo prevede test sul neurosviluppo dal quinto al 36esimo mese di età del bambino. Ma noi stiamo portando avanti anche nuovi studi che puntano all’analisi del movimento e del pianto dei piccoli: ci sono infatti alcuni parametri sia dello sviluppo vocale sia del movimento spontaneo che risultano alterati in bambini che hanno poi sviluppato autismo». La ricerca si sta ora allargando anche al monitoraggio dei movimenti del feto già nel grembo materno: «Si tratta di indicatori importanti - afferma l’esperta - anche se sono necessari studi di conferma su una casistica più ampia».

Un caso su tre ha una causa genetica. Ciò che però si sa con certezza è che in un caso su tre la causa dell’autismo è genetica, tanto che per un bimbo con familiari autistici il rischio di insorgenza della patologia è superiore di circa il 20%. Ma sono stati pure individuati fattori ambientali che possono causare da soli l’insorgenza della patologia, se l’esposizione a essi avviene in fase prenatale, come alcune infezioni virali nel primo o secondo trimestre di gravidanza da parte della madre. Altri studi starebbero inoltre provando una relazione tra l’autismo e l’esposizione ad alcuni pesticidi, sempre in fase prenatale. Tutte le altre ipotesi - come l’associazione tra autismo e vaccino trivalente - risultano invece prive di evidenze sufficienti, quando, affermano i ricercatori, non sono addirittura «vere e proprie leggende metropolitane». A oggi, una cura definitiva ancora non esiste e le ultime linee guida dell’Istituto superiore di sanità, sottolinea Scattone, «raccomandano il ricorso alla terapia cognitivo-comportamentale per un recupero da parte dei bambini». E appare ancora lunga la strada verso la messa a punto di farmaci mirati, anche se «primi risultai su modelli animali - spiega la ricercatrice - lasciano ben sperare. Si è infatti visto che alla base dell’autismo

c’è uno sbilanciamento tra due neurotrasmettitori, quelli dell’eccitazione e dell’inibizione; gli studi su topi hanno ora evidenziato come molecole che favoriscono o inibiscono tali neurotrasmettitori possono ricondurre alla normalità le anomalie comportamentali tipiche dell’autismo».

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

IL SITO DI GRUPPO GEDI PER CHI AMA I LIBRI

Scrivere e pubblicare libri: entra nella community