Gossip, due giornali condannati per le foto delle tenerezze tra George Clooney ed Elisabetta Canalis 

"Novella 2000" e "Chi" dovranno versare 80mila euro all'attore americano per aver pubblicato le immagini che lo ritraevano con la showgirl sassarese allora sua fidanzata nel giardino di villa Oleandra sul lago di Como

MILANO. George Clooney batte in tribunale i settimanali che avevano pubblicato le foto delle sue effusioni con Elisabetta Canalis.

L'attore americano si è visto riconoscere dalla seconda corte d'appello civile di Milano un risarcimento per un totale di 80mila euro per la pubblicazione, nell'agosto 2009, sui settimanali di gossip Novella 2000 e Chi di una serie di foto che lo ritraevano assieme all'allora sua fidanzata Elisabetta Canalis - anche durante «scambi di tenerezze» - e con alcuni amici, nel giardino di Villa Oleandra, sul lago di Como.  Foto pubblicate senza il consenso della star di Hollywood.

Con le due sentenze firmate dal giudice Caterina Interlandi, Rcs con Candida Morvillo da un lato e Mondadori con Alfonso Signorini dall'altro, sono state condannate a versare 40 mila euro ciascuna a Clooney, escluse le spese di lite, solamente per «danni non patrimoniali».

Somma notevolmente ridotta rispetto a quella stabilita dal Tribunale che aveva calcolato anche i danni patrimoniali. Per la Corte la pubblicazione di quelle foto sia in prima pagina sia nei servizi interni (in tutto quattro) in due numeri diversi di entrambi le riviste, quando la relazione tra l'attore e la show girl, pur essendo già nota, era al centro della cronaca rosa, hanno comportato la «lesione del diritto alla riservatezza», del «diritto alla immagine» nonché «illecita interferenza nella vita privata dell'attore».

Come è scritto nel provvedimento, le immagini riprendono il parco della villa che non è un luogo pubblico e sono state realizzate adottando particolari accorgimenti. Inoltre, annota il giudice, «perché il diritto di cronaca possa ritenersi prevalente sul diritto alla riservatezza e alla immagine occorre rispettare criteri di ragionevolezza e proporzionalità, da valutarsi nel caso concreto, che nel presente caso sono stati superati». E poi, ha aggiunto il magistrato, «gli aspetti della vita privata non possono essere divulgati solo per soddisfare la curiosità del pubblico».

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