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Mercato vaccini. L'Antitrust: serve più trasparenza

L'authority individua "forti carenze informative sui costi" e chiede "scelte mediche univoche e trasparenti, anche per orientare correttamente la domanda". Il mercato in Italia vale 300 milioni l'anno, a carico del Sistema sanitario nazionale. Nel mondo vale oltre 20 miliardi di euro ed è dominato da un oligopolio di quattro imprese multinazionali

Dei vaccini è nota la rilevanza medico-sanitaria. Meno l’importanza economica che rivestono: in una situazione mondiale dominata da quattro multinazionali, nel nostro Paese occorre più concorrenza per abbassare i prezzi, più trasparenza sui costi e sui meccanismi delle gare e servono scelte mediche trasparenti. Questo in sintesi quanto osserva e chiede l’Antitrust che ha presentato un’indagine conoscitiva sul mercato dei vaccini ad uso umano (quelli anti influenzali esclusi).

Un mercato che vale 20 miliardi. A livello mondiale, ricorda l’Antitrust, il mercato dei vaccini vale oltre 20 miliardi di euro, 23 per la precisione nel 2014 e, si stima, oltrepasserà i 35 miliardi entro il 2020. A dominare è un oligopolio di quattro imprese multinazionali (GlaxoSmithKline, Sanofi Pasteur, MerckSharpDohme e Pfizer) che detengono oltre l’80% in valore delle vendite.

In Italia i vaccini costano 300 milioni di euro. Partendo da questo contesto, l’Antitrust si focalizza sulla situazione italiana denunciando forti criticità. Nel nostro Paese i vaccini costano molto al sistema sanitario nazionale che spende ogni anno 300 milioni di euro. Costeranno il doppio una volta approvato il nuovo Piano di prevenzione vaccinale valido per il periodo 2016-2018 che prevede un aumento del numero di quelli raccomandati. Non è ancora stato formalmente approvato proprio per la necessità sollevata dal ministero dell’Economia e delle Finanze di approfondimenti sulla sostenibilità economica dell’estensione dell’offerta.


L’Antitrust in particolare ha analizzato gli acquisti fatti dal 2010 al 2015 e le dinamiche di offerta e domanda dei vaccini raccomandati. Da una parte «ha preso atto positivamente del processo in corso di riaggregazione della domanda pubblica intorno a un numero limitato di centrali di acquisto, considerandolo idoneo a bilanciare la concentrazione dell’offerta», ma dall’altra ha avvisato della necessità di «una maggiore trasparenza informativa, a partire dalla più agevole disponibilità dei dati di aggiudicazione delle gare di appalto».
Secondo l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, c’è opacità nelle trattazioni sull’acquisto dei vaccini fra le autorità pubbliche competenti e l’industria.

Non si sono generici. E poi mancano farmaci generici. Questo succede perché a livello mondiale lo sviluppo di vaccini innovativi che hanno prezzi ben più elevati di quelli tradizionali e che sono coperti da esclusive di brevetto particolarmente complesse, «ostacola lo sviluppo di versioni generiche, in misura anche superiore agli altri mercati farmaceutici».

Manca la concorrenza. L’Antitrust, sulla base di queste considerazioni, chiede alle autorità mediche «posizioni chiare, trasparenti e indipendenti» e le invita «a tener sempre presente che le indicazioni che danno sui vaccini da acquistare hanno effetti sui prezzi», e «laddove c’è una concorrenza i prezzi si abbassano». “Concorrenza” pare dunque la parola chiave dell’indagine. Se esiste tra vaccini relativi alla prevenzione di una medesima patologia ne conseguono effetti di riduzione dei prezzi medi dei prodotti. Esemplare i casi dell’anti-papilloma virus e dell’esavalente, che costituiscono la terza e seconda voce di spesa del sistema sanitario nazionale: qui si è assistito alla competizione tra i prodotti di GlaxoSmithKline e quelli Sanofi-MerckSharpDohmr. Nel caso dei vaccini anti-pneumococcici, prima voce della spesa, si è registrata invece una situazione di assoluta prevalenza di un prodotto, il Prevenar13 di Pfizer, preferito dalle stazioni appaltanti in quanto offre una copertura vaccinale per più ceppi rispetto al concorrente. Pur a fronte di volumi di vendita crescenti e sempre garantiti, il prezzo negli anni è aumentato.

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Codacons: "Il settore è una giungla". I risultati dell'indagine conoscitiva dell'Antitrust, secondo il Codacons, "confermano in pieno le tante denunce presentate negli ultimi anni, finalizzate ad ottenere trasparenza in favore dei consumatori e ridurre la spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale". L'Antitrust «conferma come il settore dei vaccini sia una vera e propria giungla, dove l'informazione resa agli utenti è scarsa e prezzi e costi a carico della collettività esorbitanti - spiega il presidente Carlo Rienzi -. Il comparto più delicato è quello dei vaccini pediatrici, dove ogni anno il Servizio sanitario nazionale spreca 114 milioni di euro: nonostante la legge riconosca solo 4 vaccini obbligatori, ai neonati viene somministrato il vaccino esavalente, spesso senza alcuna adeguata informativa ai genitori. Proprio la carenza di informazioni porta ad una grave deviazione delle scelte dei consumatori e alla mancanza di consapevolezza".

Vaccini obbligatori e raccomandati. L'Antitrust spinge anche ad abolire la distinzione fra vaccini obbligatori e raccomandati, rilevando come "la distinzione abbia perso sostanziale validità, poiché quanto rileva è propriamente la qualifica di essenzialità delle vaccinazioni così come riconosciuta dalla loro inclusione nei Livelli essenziali di assistenza/Piano nazionale di prevenzione vaccinale". Secondo l'Autorità è necessario "semplificare la normativa in tema di vaccini". Inoltre, sottolinea, «le istituzioni competenti - quali, in primo luogo, il Ministero della Salute, unitamente alle amministrazioni regionali cui spetta la concreta declinazione sul territorio di competenza dell'offerta vaccinale - provvedano a chiarire l'evoluzione della profilassi" per "determinare una miglior consapevolezza da parte dei consumatori finali dei prodotti vaccinali e sostenere le loro facoltà di scelta".

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