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Avere un cervello giovane: il segreto viene dalla dieta

Avere un cervello giovane: il segreto viene dalla dieta

Un eccesso di zuccheri o di grassi può portare a un invecchiamento precoce Uno stile di vita sano attiva meccanismi di protezione. Ma va seguito per tempo

ROMA. La pausa pranzo e la capacità di apprendere e ricordare. La dieta e il bagaglio genetico che si trasmette a figli e nipoti. Lo stile di vita e i tempi dell’invecchiamento del cervello.

Un nesso c’è. Numerosi studi si stanno muovendo sul solco dei rapporti tra nutrizione e salute, del cibo come fattore di prevenzione e cura o al contrario colpevole di indurre, anticipare o aggravare diverse malattie. Dal punto che si è fatto nella Giornata per la Ricerca 2016 organizzata dall’Università Cattolica e dal Policlinico Gemelli di Roma, è emersa la conferma che i nutrienti influenzano e modificano la nostra risposta all’invecchiamento. Succede per tutti gli organi, tanto più per il cervello, dove i sistemi di plasticità sono più sviluppati.

Mantenere un cervello giovane, il segreto è nella dieta Troppi zuccheri e troppi grassi possono portare a un invecchiamento precoce. La dieta mediterranea ha in sè molti nutrienti benefici. L'importante è sposare scelte salutari a tavola sin da giovanissimi

Il dialogo del cibo con il cervello. Il nostro cervello infatti ha la capacità, detta neuroplasticità, di adattarsi agli stimoli provenienti dall’ambiente che ci circonda, nutrienti compresi.

L’alimentazione può agire sulla neuroplasticità modificando la capacità che i neuroni hanno di scambiare informazioni o influenzando le cellule staminali, importanti per la regolazione delle funzioni cognitive.

No a troppi zuccheri e grassi. Nessun alimento va demonizzato, tutto va ricondotto a quantità e modalità di assunzione. Gli eccessi vanno evitati. Di zuccheri e grassi saturi, prima di tutto. Una dieta troppo ricca di zuccheri semplici impoverisce la nostra riserva di cellule staminali, importanti per la capacità di apprendimento e di memoria, contribuendo ad accelerare l’invecchiamento cerebrale in patologie come il diabete mellito.

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"Nessun alimento è di per sé killer: quello che conta sono quantità e modalità di assunzione. Zucchero compreso", dice Camillo Marra neurologo, responsabile della Clinica della memoria del policlinico Gemelli, in occasione della Giornata per la Ricerca dedicata al ruolo della nutrizione dalla prevenziona alla cura. L'importante è seguire uno stile di vita corretto fin da giovanissimi, anche perchè "la prevenzione supera il singolo individuo, diventa sociale e si ripercuote sulle generazioni future”.  L'intervista

Assumere per lungo tempo troppi grassi saturi altera la capacità delle cellule nervose di comunicare tra di loro, contribuendo ad accelerare il declino delle funzioni cognitive.

Sì alla dieta mediterranea. La dieta mediterranea viene sempre promossa e considerata tra le più complete e ricche di nutrienti che sono fondamentali per il benessere del nostro cervello. Come ad esempio gli acidi grassi polinsaturi (omega 3 e omega 6), sostanze antiossidanti come resveratrolo (si trova nell’uva) e xeantina (nello zafferano), poi le vitamine B, E e D e lo zinco.

Eredità e stile di vita. Ognuno di noi si porta dietro un bagaglio genetico che risale ai nostri avi. Ma, dicono i ricercatori, possiamo intervenire, modificandolo, con le scelte che facciamo tutti i giorni, anche a tavola.

Siamo comunque destinati a invecchiare, ma possiamo fare qualcosa per spostare più in là nel tempo l’innesco dei meccanismi neurodegenerativi.

Il tempismo della prevenzione. L’importante, anche su questo gli esperti sono concordi, è muoversi per tempo facendo scelte salutari sin da quando si è giovanissimi: dai 10 ai 40 anni non solo si pongono le basi per essere più plastici a livello cerebrale ma produciamo modifiche nel nostro Dna.

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"Una dieta non corretta può influenzare la struttura del Dna ed essere trasmessa alla generazioni future: ma uno stile di vita sano può resettare questa eredità pesante", spiega Salvatore Fusco, ricercatore presso l’Istituto di Fisiologia umana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, in occasione della Giornata per la ricerca 2016 che fa il punto sugli studi sul ruolo dei nutrienti nella salute, dalla prevenzione alla cura. L'intervista

Una questione sociale. Quello che mangiamo può infatti imprimere delle tracce sul Dna, modificandone la struttura senza però alterarla.

Un patrimonio che poi, a nostra volta, trasmettiamo a figli e nipoti. Ecco che allora la prevenzione supera il singolo individuo, diventa sociale, si ripercuote sulle generazioni future.

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Malattie neurodegenerative. Il tempismo della prevenzione è tanto più importante per contrastare malattie croniche neurodegenerative che sono tipiche dell’invecchiamento. Si manifestano dopo una storia molto lunga, di anni quando non di decenni, di esposizione del nostro corpo a diversi fattori di rischio, alcuni dei quali ci sono ancora del tutto sconosciuti.

La ricerca ha ancora molta strada da fare in questo campo, ma oggi sappiamo che abbiamo dalla nostra due armi per difenderci: un regime alimentare salutare da seguire sin da quando siamo giovanissimi e un regolare esercizio fisico.

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