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Morti da armi da fuoco negli Usa, per i medici sono un'epidemia

Morti da armi da fuoco negli Usa, per i medici sono un'epidemia

Sono 30mila ogni anno le vittime. Tra il 2000 e il 2013 il numero è rimasto invairato, ma la mortalità è cresciuta in media del 6% ogni due anni

La medicina americana è meno preparata ad affrontare le conseguenze dell’uso delle micidiali armi moderne sugli esseri umani perché una legge di vent’anni non consente al centro federale di controllo sulle malattie (Center for Diseaes Control o Cdc) di indagare in questo campo e ciò malgrado in nessun Paese del mondo ci siano, come negli Usa, 30mila vittime ogni anno per le armi da fuoco.

I medici americani si stanno battendo, finora invano, contro questa norma sulla base del fatto che quella dei morti per armi da fuoco è una vera e propria epidemia, più letale di quella dei virus, tanto che deve essere trattata come un problema di salute pubblica.

La presa di posizione, a pochi giorni dalla strage di Orlando, è della American Medical Association, la principale associazione medica americana, che sottolinea questo incredibile paradosso. Il bando risale al 1996, ed è stato voluto proprio dalle lobby pro-armi, che accusavano il Centro per le malattie di avere una visione preconcetta, anche se recentemente lo stesso padre della legge, il repubblicano Jay Dickey, si è detto pentito.

L’appello dei medici statunitensi segue quello di altre società scientifiche, dai pediatri agli psichiatri ai ginecologi. Tutti chiedono di rimuovere il bando alla ricerca, oltre che di istituire un periodo di attesa tra la richiesta di acquisto di un’arma e l’effettiva vendita e di aumentare i controlli preventivi prima delle autorizzazioni. Il problema, afferma uno studio appena pubblicato dalla rivista Jama, sta peggiorando negli ultimi anni, non solo con morti ma con ferite sempre più gravi.

Tra il 2000 e il 2013, scrivono gli autori dell’università del Colorado, il numero di persone ricoverate nell'ospedale dell'università per ferite da arma da fuoco è rimasto praticamente lo stesso, ma la mortalità è cresciuta in media del 6% ogni due anni. In termini concreti, spiega uno studio della Harvard School of Public Health pubblicato dall'American Journal of Medicine, una persona che nasce negli Usa ha un rischio venticinque volte maggiore di essere ucciso da un’arma da fuoco rispetto a un qualunque cittadino di un altro paese sviluppato, e anche la probabilità che questo avvenga accidentalmente è sei volte più alta rispetto al resto del mondo occidentale. Il dottor Erin Grinshteyn dell’Università di Nevada-Reno rivela che due terzi degli omicidi negli Stati Uniti sono dovuti ad armi da fuoco. E che l’alta diffusione delle armi fa sì che chi attacca, armato, un altro individuo lo fa con l’intento di impedirne la reazione e quindi o di ferirlo gravemente o di ucciderlo. Il livello dei suicidi, pari in assoluto a quello degli altri Paesi avanzati, è otto volte il normale per le armi da fuoco e si pensa che, togliendo di mezzo le armi, il tasso di suicidi cadrebbe drasticamente. Gli investigatori americani ritengono che dei 22 Paesi

avanzati del mondo gli Stati Uniti sono responsabili dell’82 per cento delle morti per armi da fuoco. Sempre agli Stati Uniti sono attribuiti il 90 per cento di tutte le donne, il 91 per cento dei bambini da 0 a 14 anni, il 92 per cento dei giovani da 15 a 24 anni uccisi da armi da fuoco.

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