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Vaccini per l'ingresso all'asilo nido, Regioni divise tra obbligo e libera scelta

Di fronte al calo della copertura vaccinale si discute se bloccare le iscrizioni a scuola dei bambini senza profilassi. Prima a muoversi, con una legge, l'Emilia Romagna

Cala in modo preoccupante in Italia la copertura vaccinale e si torna a parlare di vincolare l'ingresso negli asili nido alla presentazione del libretto delle vaccinazioni. Il dibattito è aperto, quasi tutte le Regioni si muovono, ma non tutte vanno nella stessa direzione.

Nel nostro Paese sono quattro le vaccinazioni obbligatorie: antidifterica, antitetanica, antipoliomelitica e antiepatite virale B. Tutte le altre sono volontarie, anche se il Sistema sanitario nazionale ne incentiva l'uso e la gratuità.

Vaccini per l'ingresso a scuola, Regioni divise tra obbligo e libera scelta L'obbligo di vaccinarsi per poter essere iscritto a scuola decadde nel 1999, dopo che per oltre trent'anni era invece indispensabile per l'iscrizione. Se ne torna a parlare di fronte al calo della copertura vaccinale sotto la soglia del 95%. Se l'Emilia-Romagna blocca l'ingresso all'asilo nido dei bambini non vaccinati, il Veneto conferma la non obbligatorietà. Ecco cosa sta succedendo (a cura di Cinzia Lucchelli)

Oggi è possibile frequentare la scuola anche senza essere vaccinati, la norma attuale infatti prevede che se il certificato di vaccinazione non viene presentato, i bambini sono comunque ammessi alla scuola dell'obbligo e agli esami. Ma per oltre trent'anni, dal 1999 al 1967, era necessario presentarlo. A distanza di oltre 15 anni si torna a dibattere dell'ipotesi di tornare alla obbligatorietà a livello nazionale proprio perchè le vaccinazioni sono scese sotto la soglia minima raccomandata dall'Organizzazione mondiale della sanità pari al 95% della popolazione. A livello nazionale la copertura ai 24 mesi di vita per le vaccinazioni contenute nel vaccino esavalente, ad esempio, è intorno al 93%. Gli esperti temono, se l'andamento del calo delle vaccinazioni sarà confermato, il ritorno di malattie che si davano per scomparse.

In questo contesto le Regioni hanno cominciato a muoversi.

Prima, l 'Emilia Romagna, che ha varato una legge sull'obbligatorietà delle vaccinazioni per poter frequentare gli asili nido.

Il comune di Trieste ha varato un provvedimento che rende obbligatoria la vaccinazione dei bambini per l'iscrizione agli asili comunali e convenzionati. Una decisione presa oltrechè per il calo generalizzato della copertura vaccinale che mettono la città sotto la soglia di guardia, per il caso di una pediatra malata di Tbc. Dunque, a partire da fine gennaio, quando si apriranno le iscrizioni per il nuovo anno scolastico 2016-2017, sarà necessario sottoporre i bimbi alle quattro vaccinazioni obbligatorie.

Ha scelto un'altra strada la Regione Veneto, che già aveva superato l'obbligo vaccinale nel 2007, puntando sull'adesione consapevole e responsabile alle vaccinazioni. Conferma questa strada anche se prevede una serie di azioni per assicurare il recupero delle coperture vaccinali e per garantire la salute della collettività. Il sindaco può intervenire con propria ordinanza di allontanamento temporaneo o di esclusione di un bambino vaccinato dove la situazione del singolo nido o della scuola d'infanzia scenda sotto la copertura del 90%.

In Lazio il governatore Nicola Zingaretti, seguendo l'esempio dell'Emilia-Romagna, ha annunciato che proporrà una legge che introduca l'obbligo della vaccinazione per i bimbi che vanno al nido «per combattere la diffusione di malattie pericolose e tutelare la salute dei più piccoli. Un passo avanti di civiltà anche nel Lazio».

La Toscana si sta muovendo verso la stesura di una proposta di legge che sancisca l'obbligo per l'iscrizione a scuola.

Lombardia e Liguria, Regioni che in passato hanno adottato provvedimenti che “attenuano” l’obbligo dei quattro vaccini ancora in vigore a livello nazionale, non seguiranno l’Emilia Romagna. Ribadiscono di essere contrarie a qualunque imposizione.

Secondo il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), Walter Ricciardi, su una questione così «cruciale è auspicabile una legge del Parlamento che uniformi l'obbligatorietà su tutto il territorio nazionale, a tutela di tutti i bambini italiani».

«Viviamo in un mondo globale e rinunciare all'arma numero uno della prevenzione come le vaccinazioni è una follia», ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha aggiunto: «Per noi è molto importante mantenere uno standard alto di vaccinazioni e spiegarlo ai cittadini. Per questo abbiamo messo nei livelli essenziali di assistenza il nuovo piano nazionale vaccini che è il più avanzato d'Europa, dove è prevista una fase di formazione e informazione alle famiglie e accompagnamento nelle varie fasi. In questa legge di bilancio - ha concluso Lorenzin - abbiamo stanziato un fondo ad hoc proprio per garantire una straordinaria campagna di vaccinazioni in Italia»

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