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Aumento casi di morbillo. Fabrizio Pregliasco: Non fidarsi dei vaccini è una moda

Aumento casi di morbillo. Fabrizio Pregliasco: "Non fidarsi dei vaccini è una moda"

Il virologo dell'Università degli Studi di Milano: "Possono esserci complicazioni anche gravi"

Aumento dei casi morbillo e calo dei vaccini: che relazione c'è tra questi due fenomeni?
“C'è sicuramente un aumento correlato al calo delle vaccinazioni nel bambino, malattia molto contagiosa. In Italia il livello di vaccinazioni si attesta intorno all’80% rispetto all’obiettivo del 95% già raggiunto in Paesi come la Gran Bretagna”

Perché in Italia tutta questa diffidenza nei confronti dei vaccini?
“Nel nostro Paese si è creata una marea montante dal basso di paure nei confronti delle vaccinazioni, alimentate da blogger o da qualche medico non vaccinatore, con disquisizioni a livelli di tifoseria. I medici contrari ai vaccini sono pochi ma sono circondati da tanti sostenitori, e poi fanno notizia, perché rappresentano la figura del Don Chisciotte che combatte contro il sistema. Le istituzioni e i ricercatori ormai vengono messi “in croce”, non c'è più un riconoscimento di autorevolezza, si parla facilmente di complotto, e questo meccanismo di disvalore porta a non aver più fiducia in niente, a vedere il “marcio” ovunque, anche in una cosa innocua e positiva come i vaccini”.

Che caratteristiche hanno, mediamente, i genitori “no vax”?
“Quasi sempre persone di alto livello culturale, non uno stile di vita adeguato, un’alimentazione corretta, molti scelgono cibo a km 0. Trovo generalmente in queste persone caratteristiche molto buone, ma nonostante questa sensibilità vedono il vaccino come una bomba immunitaria che fa scattare chissà quali meccanismi”.

Quando ha avuto inizio il calo delle vaccinazioni e perché?
“Proprio sul morbillo, alla fine degli anni 90, si è innescata una discussione a livello scientifico dopo che il dottor Wakefield, ormai radiato, era riuscito a pubblicare su una rivista importante una ricerca sulla correlazione tra vaccini e autismo. Studi successivi hanno confermato l’assenza di questa correlazione ma purtroppo dell’autismo si sa poco o nulla e chi scopre di avere un figlio malato fa presto, in modo grossolano, a stabilire una relazione di causa-effetto con i vaccini”.

Quali sono i rischi concreti per la popolazione?
“In passato le nonne portavano i nipoti dal cuginetto a risolvere il problema del morbillo. Nella maggior parte dei casi questa malattia non crea problemi ma possono esserci complicazioni anche gravi, perché ci si gratta e qualche batterio può provocare infiammazione superficiale. Nel 10% dei casi si possono avere problemi polmonari, in un 1 caso su 1000 encefaliti e in 1 su 10mila malattie encefalitiche gravi con danni cerebrali. Il morbillo è una delle malattie più contagiose, in una singola classe si possono trovare anche 20 bambini malati. Se si va ad analizzare l’andamento della malattia nel passato, si vedrà un contagio ciclico a intervalli di 3 anni nelle scuole”.

Insomma, dobbiamo preoccuparci.

“Il calo è costante, e tanto si abbassa la quota di vaccinati tanto più si creano dei serbatoi di virus, fino al punto in cui, come già sta accadendo, si ammalano anche i giovani adulti, che trovano i bambini untori che li infettano. Il rischio non può essere assolutamente sottovalutato”.

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