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Morbillo, aumento quasi del 600 per cento da inizio 2017. Roma e Torino le province più colpite

Siamo nel mezzo di un'ondata epidemica, favorita dal calo medio della copertura vaccinale che permette al virus di circolare, ed è ancora difficile capire quando si esaurirà. La distribuzione dei casi in Italia è disomogenea, ma ci sono sette Regioni dove si concentra il 91% dei casi. Ecco, diffusi per la prima volta, i dati provinciali forniti dall'Istituto superiore di sanità

Da tempo raccomandato, il vaccino anti-morbillo diventa obbligatorio per decreto. Compare infatti nella rosa dei 12 vaccini che un bambino dovrà aver fatto per accedere al nido e all’asilo. Una misura considerata necessaria a causa dell'abbassamento delle coperture vaccinali e del considerevole aumento di casi: in Italia sono stati 2.719 nei primi cinque mesi del 2017, il 593% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Siamo nel mezzo di un'ondata epidemica. I casi sono concentrati in sette regioni, le province più colpite sono Roma, Torino, Milano, Chieti e Padova.

L'Organizzazione mondiale della sanità aveva previsto e chiesto l'eliminazione del morbillo nei paesi europei per il 2015. Eppure, fa notare l’Iss, Istituto superiore di sanità, «ancora assistiamo ad ondate epidemiche come quella che si è drammaticamente verificata quest'anno in Italia». Risultano in questo momento «suscettibili all'infezione da morbillo, perché non vaccinati, migliaia di bambini, adolescenti e giovani adulti». Preoccupa anche il crescente numero di casi di morbillo tra gli operatori sanitari, una categoria di lavoratori particolarmente a rischio di contrarre ma soprattutto di veicolare il virus, e per questo sempre caldamente consigliata di immunizzarsi: da inizio anno se ne sono ammalati 220. Ciò «comporta ulteriori problemi per gli stessi operatori sanitari con grave pregiudizio anche per la salute dei cittadini». L'età media si è alzata, ora è di 27 anni, e questo spiega un maggior numero di ospedalizzazioni rispetto al passato.

L'ondata epidemica in corso

L'89% delle 2.719 persone che si sono ammalate da gennaio al fine maggio 2017  non era vaccinato, il 6% aveva ricevuto solo una dose di vaccino. Il 35% ha avuto almeno una complicanza, il 40% è stato ricoverato, il 15% è passato dal pronto soccorso. La maggior parte dei casi (73%) è stata segnalata in persone di età maggiore o uguale a 15 anni; 163 casi avevano meno di un anno di età: per loro la malattia può essere particolarmente pericolosa.


Fonte: Istituto superiore di sanità. L'anno 2017 non è completo, arriva al 21 maggio 2017

L'andamento dal 2013 ad oggi è altalenante con un picco nel 2017. «Il morbillo ha un andamento epidemico - spiega Gianni Rezza, epidemiologo e direttore del dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità -. È normale che ci sia un'ondata ogni due tre anni, ma quest'anno il picco è più alto. Può dipendere dal fatto che si sia accumulata popolazione suscettibile e dal calo medio della copertura vaccinale». I dati ad oggi disponibili arrivano al 2015 «ma già quelli di cui disponiamo lo spiegano: la copertura vaccinale è inferiore alla soglia del 95% e dunque il virus circola», dice Rezza.

Aumento di casi quasi del 600%

Confrontando i casi del 2017 (2.719 da gennaio al 28 maggio) con quelli dello stesso periodo del 2016 (392) si scopre che l’aumento è stato del 593%. Negli ultimi anni c'è stato un calo medio della copertura vaccinale del morbillo che si è attestato a 85,29% nel 2015 (con il valore più basso pari al 68% nella Provincia autonoma di Bolzano e il più alto in Lombardia con il 90,3%). Era 86,74 nel 2014; 90,35% nel 2013. «Per quanto riguarda la vaccinazione anti-Morbillo-Parotite-Rosolia il valore ottimale non è stato raggiunto in nessuna regione. Condizione, questa, che non permette di bloccare la circolazione dei virus e che, quindi, facilita la comparsa di epidemie a livello locale che colpiscono la popolazione suscettibile», si legge sul Rapporto Osservasalute pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane .

Grafico con casi di morbillo notificati in Italia dal 1970 al 2016 e coperture vaccinali (per una dose di vaccino a 24 mesi)
Le barre verdi indicano anno per anno il numero dei casi; la linea rossa mostra l'andamento della copertura vaccinale (in percentuale)


Fonte: ministero della Salute (1970-2007) e Istituto superiore di sanità (2008-2016)

Le differenze regionali

La situazione in Italia non è omogenea. Il 91% dei casi proviene da sette regioni: Piemonte, Lazio, Lombardia, Toscana , Abruzzo, Veneto  e Sicilia. Perché? «In alcuni casi dipende dall'urbanizzazione molto alta, ma anche da fattori casuali», dice Rezza. La Campania va controcorrente: nel 2016 aveva più malati di morbillo rispetto al 2017. «Questo anche perché è diminuita la popolazione suscettibile - spiega Rezza-, comunque non è facile capire quali siano le dinamiche epidemiche». La Toscana vive la contemporaneità di un focolaio di meningite e di numerosi casi di morbillo («fatti totalmente indipendenti l'uno dall'altro», precisa Rezza). La Sardegna presenta pochissimi casi. «Una copertura vaccinale elevata e una situazione di maggiore segregazione, parliamo di un'isola, potrebbero rappresentare un ritardo nella comparsa di epidemie», spiega Rezza. Ci sono poi della aree al Sud dove non compaiono casi, aree in cui «potrebbe non essere ancora arrivata l'ondata epidemica, ma potrebbe anche non arrivare mai».

Mappa con la distribuzione dei casi di morbillo per Regione dal 1 gennaio al 21 maggio 2017. Cliccando sulla singola Regione appare il numero di casi

Fonte: Sistema di sorveglianza integrata del morbillo e della rosolia – Istituto superiore di sanità, dipartimento malattie infettive grazie al supporto del ministero della Salute

Mappa con la distribuzione dei casi di morbillo per Regione dal 1 gennaio al 21 maggio 2016. Cliccando sulla singola Regione appare il numero di casi

Fonte: Sistema di sorveglianza integrata del morbillo e della rosolia – Istituto superiore di sanità, dipartimento malattie infettive grazie al supporto del ministero della Salute

Scrive il virologo Roberto Burioni sul suo profilo Facebook che «siamo in presenza di un'epidemia, che in un paese adeguatamente vaccinato non si verificherebbe. Quello che preoccupa, guardando la distribuzione regionale è che i casi sono al momento concentrati in regioni dove la copertura è relativamente alta e tutto fa prevedere che l'epidemia si sposterà verso zone dove la copertura è più bassa con conseguenze catastrofiche».

I dati provinciali

Ecco, diffusi per la prima volta, i dati della distribuzione dei casi di morbillo provincia per provincia. Si tratta di dati assoluti, ritenuti dall'Iss più significativi rispetto a quelli dell'incidenza dei casi sulla popolazione delle province.

Confronto tra la mappa del 2016 e quella del 2017 della distribuzione dei casi di morbillo per provincia


I dati provengono dal Sistema di Sorveglianza Integrata del Morbillo e della Rosolia – Istituto superiore di sanità, dipartimento malattie infettive grazie al supporto del ministero della Salute e sono relativi al periodo 1 gennaio – 21 maggio sia del 2016 che del 2017. I casi di morbillo sono quelli probabili, possibili e confermati

Salta all'occhio l'aumento e l'espandersi dei casi nel 2017 ad esempio nel Veneto, nelle Province autonome di Bolzano e Trento, nelle province laziali e toscane.


Roma (585) e Torino (528 casi) sono le province con il maggior numero di casi. A seguire Milano (177) Chieti (104), Padova (101).

Mappa con la distribuzione dei casi di morbillo per provincia dal primo gennaio al 21 maggio 2017


Mappa con la distribuzione dei casi di morbillo per provincia dal primo gennaio al 21 maggio 2016

I casi erano stati molto meno, 363. Le province con più casi: Milano 86 (saliti a 177), Napoli 84 (scesi a 27 quest'anno), Roma 39 (saliti a 585), Trapani 19 (solo uno nel 2017), Parma 19 (scesi a 2 quest'anno)

Aumento casi di morbillo. Giovanni Rezza (Iss): «Malattia da non sottovalutare» «Il piano di eliminazione del morbillo dall'Europa è stato disatteso - dice Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità-: si prevedeva di debellarlo nel 2015 e invece ci troviamo di fronte a una nuova ondata epidemica». L'aumento dei casi è da attribuire all'alta contagiosità della malattia unita al calo della copertura vaccinale. «Non è mai una malattia banale; oggi colpisce persone più grandi, adolescenti e giovani adulti, e può dare complicanze. Se possibile va evitata» (di Cinzia Lucchelli)

Obbligo di vaccini fino all'asilo, 5 cose da sapere Tornano i vaccini obbligatori e passano da 4 a 12. Dopo vent’anni, complice l’allarme per il riemergere di malattie che si ritenevano debellate come il morbillo, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto che ripristina la vaccinazione obbligatoria da 0 a 16 anni. Ecco cosa c'è da sapere (a cura di Cinzia Lucchelli

 

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