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Vaccini. Il Veneto impugna il decreto che introduce l'obbligatorietà

Luca Zaia (governatore della Regione): «Non mettiamo in discussione i vaccini, ma alcuni aspetti del decreto». Walter Ricciardi (presidente dell'Istituto superiore di sanità): «Gli ultimi dati sulle coperture giustificano l'adozione della misura, anche in Veneto»

Il ritorno alle vaccinazioni obbligatorie per accedere a scuola (12 per l'iscrizione ad asili nido e materne) continua a provocare reazioni: dopo il corteo dei no vax a Roma, la giunta regionale del Veneto ha fatto sapere di aver dato mandato all'Avvocatura di voler impugnare il decreto del governo.

Vaccini: in piazza a Roma i "no vax" Davanti alla 'Bocca della Verità', a Roma, si sono radunate famiglie per manifestare contro il decreto che introduce l'obbligo a dodici vaccini per la frequenza scolastica. Arrivati in piazza, dopo aver bloccato il traffico per qualche minuto, molti genitori hanno chiesto la libertà di scelta e la possibilità di fare dei test pre vaccinidi Livia Crisafi

L'impugnativa, ha fatto sapere il presidente della Regione Luca Zaia, sarà pronta entro una o due settimane e riguarderà non solo l'eventuale legge di conversione approvata dal Parlamento, ma anche lo stesso decreto. «Non mettiamo assolutamente in discussione i vaccini - ha precisato -, ma alcuni aspetti del decreto».

Obbligo di vaccini a scuola: cosa prevede il decreto - Videoscheda Dal prossimo anno scolastico diventano dodici le vaccinazioni obbligatorie, senza le quali i bambini fino ai sei anni non potranno essere iscritti al nido e alla scuola materna. Per chi frequenta la scuola dell'obbligo e non è vaccinato, il rischio è di una sanzione dai 500 ai 7500 euroa cura di Antonio Scalimontaggio di Elena Rosiello

Il Veneto, come ha ricordato Zaia, non ha l'obbligo vaccinale ed è l'unica regione in Italia ad avere un'anagrafe vaccinale digitale. «Ha dimostrato, con una performance del 92,6%, che non è l'obbligo a risolvere il problema, quanto il dialogo con le mamme e le famiglie. Le multe, per di più, sono sperequative, dicendo in pratica che chi ha 7500 euro da spendere può rifiutare il vaccino e chi non li ha no. La nostra preoccupazione è che l'effetto della coercizione crei un abbandono più che fisiologico della vaccinazione. E non agiamo certo per soldi, ma per una questione di principio». «Questo - ha aggiunto l'assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto - è un tema di cui parliamo da tempo, partendo dal presupposto che siamo favorevoli ai vaccini, ma con una politica di trasparenza e informazione del territorio, evitando le fake news su internet e il sentito dire».

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Non si è fatta attendere la risposta dell'Iss, Istituto superiore di sanità, secondo cui gli ultimi dati sulle coperture diffusi dal ministero della Salute, compresi quelli del Veneto, giustificano l'adozione dell'obbligatorietà dei vaccini. «Poca strada è stata fatta per risalire la china delle coperture vaccinali in Italia.- dice Walter Ricciardi, presidente dell'Iss -. Ed è proprio l'analisi approfondita di questi dati a dimostrare la necessità delle misure urgenti espresse dal recente decreto. Un'esigenza che riguarda anche regioni virtuose come il Veneto dove nel 2007 è stato sospeso l'obbligo vaccinale costruendo un sistema di monitoraggio sulle vaccinazioni promuovendo un'adesione consapevole all'offerta vaccinale. Questo sistema, però, non è riuscito a impedire un livello insoddisfacente di copertura proprio sulle vaccinazioni obbligatorie, che è infatti inferiore di oltre un punto rispetto alla media nazionale». Per morbillo, parotite e rosolia il Veneto è due punti sopra la media nazionale, precisa Ricciardi, ma comunque sotto il livello di sicurezza del 95%. «Se questo accade nel contesto di una regione dove pure c'è un'offerta vaccinale ampia e gratuita e dove c'è una particolare attenzione alla comunicazione e promozione della vaccinazione ciò significa che senza interventi mirati e omogenei sul territorio nazionale il rischio di un ulteriore calo delle coperture e quindi la dispersione di anni di campagne pubbliche di prevenzione è molto elevato».

Morbillo, pertosse, polio: malattie che ritornano Non solo morbillo (casi aumentati del 230% nei primi mesi del 2017). Anche altre malattie, per il calo delle vaccinazioni, rischiano di ritornare. Malattie quasi eradicate e per questo finite nel dimenticatoio delle paure dei genitori (a cura di Cinzia Lucchelli)

Il Veneto, aggiunge Ricciardi, risulta fra le poche Regioni ad avere un recupero della copertura della vaccinazione esavalente inferiore al 5% a 36 mesi. Ciò significa che solo il 5% dei bambini non vaccinati secondo il calendario prestabilito si mette in pari con questa vaccinazione entro i tre anni, mentre la media italiana è del 18%.

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