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«Vaccini per salvare le vite», il ministro della Salute rilancia la legge sull'obbligatorietà

Beatrice Lorenzin interviene dopo la morte a Monza del bambino, in cura per la leucemia, per le complicanze della malattia. Il primario: «Non è stato contagiato dai fratellini, il problema è stata la mancata immunità di gregge»

Copertura vaccinale e immunità di gregge, cosa c'è da sapere In Italia dal 2013 è in corso un calo della copertura vaccinale. I dati del 2016 lo confermano, mostrando un'inversione di tendenza solo per meningococco C e, lieve, per morbillo e rosolia. La sfiducia dei singoli nei confronti di questa arma di prevenzione nei confronti di malattie gravi e potenzialmente mortali ha delle conseguenze anche sulla collettività perchè mette a rischio chi i vaccini non può farli (di Cinzia Lucchelli)

ROMA. «Una vita vale bene una legge». Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin torna sul tema dell’obbligatorietà dei vaccini il giorno dopo la notizia della morte di un bambino di sei anni, in cura dalla leucemia al San Gerardo di Monza, a causa delle complicanze del morbillo. Non sono stati i fratellini a contagiarlo, ha precisato il primario Andrea Biondi, «hanno avuto il morbillo in un secondo momento». «Una storia straziante», come dice la Lorenzin, che ha riacceso la discussione intorno al decreto che vincola l’iscrizione ai nidi e alle scuole materne a dodici vaccinazioni. Non solo: ha portato di nuovo a fare i conti da una parte con il costante calo della copertura vaccinale, a scapito dell’immunità di gregge, dall’altra con l’epidemia di morbillo in corso.

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Il decreto. Il ministro ha parlato dal Digithon, la maratona delle idee digitali in corso a Bisceglie, dove ad attenderla ha trovato alcune decine di genitori no vax. A chi le chiedeva se l’obbligatorietà dei vaccini non fosse in contraddizione con il diritto alla salute ha risposto ricordando che, al contrario, serve a garantire il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Il ministro è tornato anche sulle possibili modifiche del decreto in Senato: «È importante che non venga svuotato di valore scientifico - ha detto-, ma siamo aperti per esempio all’istituzione dell’anagrafe nazionale vaccinale, abbiamo già approvato le risorse per finanziarla». I Lea, ha aggiunto, sono stati finanziati due anni fa per la copertura al 95% di tutti i vaccini del piano nazionale, sia quelli obbligatori, i 12 previsti, sia quelli raccomandati, come quello contro papilloma virus e pneumococco. «Chi voglia modificare la lista dei vaccini - il suo avvertimento - se ne assuma la responsabilità, io mi attengo a ciò che dicono le autorità sanitarie, non a giudizi o convenienze politiche».

Morbillo, pertosse, polio: malattie che ritornano Non solo morbillo (casi aumentati del 230% nei primi mesi del 2017). Anche altre malattie, per il calo delle vaccinazioni, rischiano di ritornare. Malattie quasi eradicate e per questo finite nel dimenticatoio delle paure dei genitori (a cura di Cinzia Lucchelli)


L’immunità di gregge. Il decreto è stato varato per far fronte all’abbassamento della copertura vaccinale che in Italia si registra dal 2013. Una tendenza confermata dai dati del 2016 con poche eccezioni, come per meningococco e pneumococco. La sfiducia dei singoli nei confronti di questa arma di prevenzione di malattie gravi e potenzialmente mortali ha delle conseguenze anche sulla collettività perché mette a rischio chi i vaccini non può farli. Come il bambino morto a Monza. L’obbligo vaccinale e l’immunità di gregge, con il raggiungimento di coperture vaccinali adeguate su tutta la popolazione, rappresentano «le armi più potenti a tutela dei soggetti più fragili e deboli, come i malati, oltre che della popolazione generale», ricordano gli ematologi riuniti a Madrid per il congresso dell’Associazione europea di ematologia.

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I casi di morbillo. La soglia raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per limitare la circolazione di virus e batteri nella collettività è del 95%. La copertura vaccinale per morbillo e rosolia è aumentata dal 2015 al 2016 (dall’85,3% all’87,3%), ma rimane ben lontana da questa soglia. Come raccontano i dati dell’Epicentro dell’Istituto superiore di sanità i casi segnalati in Italia sono stati 5000 dal 2013 al 2016, e ben 3.074 nei primi 6 mesi del 2017. Troppi, ma comunque molti meno dei 70mila l’anno che si registravano negli anni Ottanta, prima dell’introduzione del vaccino. Questa malattia nel 2015 ha provocato la morte di 134.200 persone nel mondo. Partita nel 1984 con appena il 5% di copertura e ben 74mila casi l’anno, la vaccinazione in Italia è andata crescendo fino a toccare il 90% nel 2011 e del 2012. Poi il calo delle coperture, scese fino all’85%. I casi si sono comunque mantenuti bassi proprio grazie agli alti tassi di copertura accumulati negli anni precedenti. Ma la malattia continua a circolare nel nostro Paese e si verificano periodicamente epidemie.

Aumento casi di morbillo. Giovanni Rezza (Iss): «Malattia da non sottovalutare» «Il piano di eliminazione del morbillo dall'Europa è stato disatteso - dice Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità-: si prevedeva di debellarlo nel 2015 e invece ci troviamo di fronte a una nuova ondata epidemica». Il recente aumento dei casi (triplicati ad inizio anno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso) è da attribuire all'alta contagiosità della malattia unita al calo della copertura vaccinale (scesa all'85% rispetto all'auspicato 95%). «Non è mai una malattia banale; oggi colpisce persone più grandi, adolescenti e giovani adulti, e può dare complicanze. Se possibile va evitata» (di Cinzia Lucchelli)


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