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Prima mano bionica sensibile in una donna italiana

Prima mano bionica sensibile in una donna italiana

Almerina Mascarello, 55 anni di Montecchio Precalcino (Vicenza), che aveva perso la mano sinistra 23 anni fa in un incidente stradale. L'intervento al Gemelli di Roma

ROMA. Poter uscire per strada, afferrare oggetti o raccogliere un fiore: per Almerina Mascarello, 55 anni di Montecchio Precalcino (Vicenza), che aveva perso la mano sinistra 23 anni fa in un incidente stradale, queste azioni così semplici sono state un’esperienza straordinaria, grazie alla mano bionica che percepisce il contatto con gli oggetti e che è stata sperimentata fuori da un laboratorio. La mano è stata realizzata dal gruppo di Silvestro Micera, della Scuola Superiore Sant’Anna e del Politecnico di Losanna. L’intervento è stato eseguito nel giugno 2016 nel policlinico Gemelli di Roma dal gruppo del neurologo Paolo Maria Rossini. La sperimentazione, i cui risultati sono in via di pubblicazione su una rivista scientifica internazionale, è la terza tappa di una strada cominciata quasi 20 anni fa e il cui obiettivo ultimo è realizzare un’elettronica così miniaturizzata da portare a protesi completamente impiantabili.

«È stata un’impressione molto strana, non avevo la mano da 23 anni – ha raccontato la donna – La mia mano aveva ripreso a tenere in mano gli oggetti, a sentire al tatto con l’indice la differenza tra metalli, stoffa, legno e plastica». Sensazioni straordinarie per chi non riesce a provarle da tanto tempo, ma che si traducono ancora in qualcosa di simile a una leggera pressione o a una puntura: «Non basta che le persone che sperimentano le protesi siano contente delle sensazioni che provano, vogliamo arrivare a sensazioni funzionali» ha detto Christian Cipriani, della Scuola Superiore Sant’Anna, che da 13 anni lavora allo sviluppo della mano bionica. L’arto hi-tech sperimentato da Almerina nella sua prima “uscita”, nell’ottobre 2016, ha l’elettronica racchiusa in uno zainetto simile a quello che si usa a scuola e pesante circa tre chilogrammi. Lo zainetto, ha spiegato Micera, «racchiude il sistema che registra i movimenti dei muscoli e li traduce in segnali elettrici, poi trasformati in comandi per la mano; un altro sistema trasforma l’informazione registrata dai sensori della mano in segnali da inviare ai nervi e quindi in informazioni sensoriali».

L’elettronica è stata realizzata dalla Scuola Superiore Sant’Anna insieme all’università di Cagliari e gli elettrodi impiantati nei muscoli si devono all’università tedesca di Friburgo. Durato sei mesi, il test ha dato informazioni
importanti per raggiungere l’obiettivo ultimo. Per Rossini la speranza è che la lunga strada della sperimentazione possa raggiungere presto l’obiettivo finale, ossia rendere disponibili queste protesi innovative a costi accessibili, un risultato che richiederà ancora anni di ricerca.

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