Il commento

Autonomia, se i ceti produttivi del Nord presentano il conto a Salvini

Esistono vari modi di guardare alla partita dell'autonomia differenziata richiesta da Lombardia e Veneto e, in una versione parzialmente differente, anche dall'Emilia-Romagna. E il primo, quello meno "tecnico" e che spiega l'ulteriore rinvio nelle ore passate della proposta definitiva, rimanda alla tensione alle stelle tra la Lega e il Movimento di Luigi Di Maio e Davide Casaleggio in procinto di farsi definitivamente partito.

Guardato da tale prospettiva, si tratta di uno dei tanti punti di attrito tra i due partiti diversamente populisti partner di governo; e proprio per questo Matteo Salvini ha in mente di non esasperare le tensioni (anche) su questa materia con i grillini, che costituiscono a oggi il principale rappresentante politico degli elettori del Mezzogiorno. E che pretendono quindi rassicurazioni rispetto al fatto che non vi saranno «penalizzazioni» per il Sud, con (per giunta) la preoccupazione elettoralistica che siano i politici più populisti della sinistra (Vincenzo De Luca in primis, e poi Michele Emiliano e Luigi de Magistris) a capitalizzare la rivolta contro la «secessione strisciante dei ricchi del Nord».

Quella, infatti, contro cui si è scagliato nella sua intervista a questo giornale il ministro Riccardo Fraccaro, assicurando che non si potrà mai verificare, e rinviando il passaggio fondamentale in materia alla discussione in Parlamento. Va allora ricordato che Fraccaro sarebbe proprio il ministro competente sull'argomento. E che il fuoco di sbarramento pentastellato si rivela innanzitutto collegato agli incessanti appuntamenti della campagna elettorale permanente, ancor più dopo la batosta subita da Sara Marcozzi in Abruzzo. Quella dell'autonomia si sta così configurando come una questione politica essenziale, nel governo in primo luogo, ma anche per l'opposizione e la sinistra, visto che nella partita è coinvolto il governatore emiliano-romagnolo Stefano Bonaccini, e il Pd - ancora una volta, e come di consueto - si ritrova spaccato e diviso.

L'iter puntuale e definitivo dell'autonomia differenziata dipenderà pertanto dallo stato delle relazioni tra M5S e Lega, con due esiti possibili. Il primo è la sua accettazione finale da parte grillina, che aprirebbe a uno scenario di riforme comunque complesso e di lungo periodo. Il secondo è lo stop and go - o, per meglio dire - la "stasi ponderata" fino all'«ordalia» delle elezioni europee che riscriveranno i rapporti di forza in seno alla coalizione di governo - un'opzione sulla quale, però, Salvini deve riuscire a definire un rischio molto ben calcolato, perché la crescente insofferenza dei ceti produttivi del Nord potrebbe finire per presentare il conto. E quelli rimangono la vera cassaforte di voti leghista.

Certo è che, qualunque

sia lo scenario ultimo, l'assenza di un disegno organico di revisione delle competenze delle autonomie territoriali consegnerà questo Paese a un paesaggio di poteri locali a macchia di leopardo (e troppo screziato).

 

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