NUORO. «Continueremmo a dissanguarci inutilmente, saremmo causa di maggiori perdite di vite umane, saremmo pressoché ininfluenti sotto il profilo umanitario… e un migliaio di sardi non potrebbero...

NUORO. «Continueremmo a dissanguarci inutilmente, saremmo causa di maggiori perdite di vite umane, saremmo pressoché ininfluenti sotto il profilo umanitario… e un migliaio di sardi non potrebbero tornare dove hanno affetti, casa e poligoni dove addestrarsi per compiere missioni in paesi destabilizzati dove hanno radici migrazione e terrorismo. E lo Sprar? Sarà soltanto a spese del benefattore, sia esso un singolo cittadino, sia una famiglia nuorese sia lo Stato vaticano. Ogni restante aiuto economico, in materiali, in mezzi e in assistenza sanitaria (“Medici senza frontiere” inclusi) deve essere prestato sul posto».

Il generale dell’esercito Nicolò Manca, primo comandante sardo della Brigata Sassari, a riposo dal 1998, parla dei migranti e del futuro delle caserme di Pratosardo a Nuoro e la Riva Villasanta a Cagliari.

E lo Sprar? Cosa centra il bando Sprar di Nuoro?

«La decisione dell’amministrazione comunale di Nuoro di aderire allo Sprar (un vero e proprio “reddito” legato all’inserimento dei migranti nelle famiglie) lascia perplessi, soprattutto se lo si inquadra nel difficile contesto nazionale e nell’atteggiamento palesemente latitante dell’Europa. Alla data odierna, infatti, il quadro della gestione del fenomeno migratorio non può che suscitare forti preoccupazioni a tutti i livelli».

Un quadro d’emergenza che potrebbe far cambiare destinazione d’uso alla nuova caserma di Pratosardo?

«Molti sardi sanno che a Nuoro da tempo è stata ultimata la caserma di Pratosardo destinata ad accogliere, unitamente alla Riva Villasanta di Cagliari, i due reggimenti che mancano alla Brigata (in concreto: un migliaio di soldati). A causa dei continui rinvii e malgrado alcune smentite ministeriali si vocifera e si paventa che la caserma possa essere destinata ad accogliere migranti».

È soltanto un’ipotesi o c’è qualcosa di più?

«Non mi dilungo sulle conseguenze di una simile eventualità perché ogni nuorese, ogni sardo e ogni sassarino può valutare i danni economici sociali che ne deriverebbero». Non si perde in ghirigori, il generale Manca, una visione lucidissima dello scacchiere geopolitico internazionale. Classe 1943, nato a Ortueri, sardo del mondo abituato a mille viaggi e spostamenti, anche se ora la sua base di vita resta Sinnai.

«Mi limito a una considerazione – dice a proposito dell’ipotesi migranti a Pratosardo –. Se ciò accadesse, perché l’Italia è fatalmente rassegnata ad accogliere nel 2017 altri 200.000 migranti, si continuerebbe a percorre colpevolmente una strada senza via d’uscita e si inciderebbe per 0,06% sul dramma africano (tale è la percentuale di 200.000 migranti rispetto al potenziale bacino di 300 milioni)».

I dati parlano chiaro.

«In Sardegna sono attualmente ospitati in vari centri circa 10.000 migranti; una presenza che è già stata causa di sporadici segnali d’allarme. A livello nazionale la situazione è insostenibile ormai da tempo per la saturazione delle strutture esistenti e la proliferazione di bivacchi nelle periferie e nei centri cittadini. A livello europeo l’approccio al problema è improntato alla chiusura: che l’Italia si arrangi “eroicamente”, come sostiene Jean-Claude Juncker incensandoci col fumo delle parole».

In che senso?

«In che senso? In pratica si pretende che le navi di qualsivoglia nazionalità continuino a riversare il loro carico di migranti nei porti italiani. Ad avvalorare tale presa di posizione è il fatto che l’Italia non è “invasa dai migranti” bensì… “se li va a prendere” fin sotto
le coste libiche, con le navi della propria Marina militare e della Guardia costiera, oltre che delle marinerie di mezza Europa, tollerando persino che varie Ong, sul cui disinteressato altruismo è lecito nutrire qualche dubbio, si coordinino direttamente con trafficanti e scafisti».

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