Violenza sulle donne: convegno alla “Satta” con Michela Murgia

Un’iniziativa dell’associazione Rete Onda Rosa che presenterà la mostra “Testimoni silenziose”

NUORO. L’associazione Rete Onda Rosa di Nuoro è tra le undici associazioni di donne finanziate, a livello nazionale, dall’Avon International per un progetto di comunicazione, visibilità e sensibilizzazione, che attraverso diversi strumenti intende contribuire alla conoscenza del problema della violenza di genere e alla lotta della violenza maschile sulle donne.

Così oggi, per mettere al centro dell’opinione pubblica il femminicidio, l’associazione barbaricina organizza un convegno-dibattito che si terrà alle 17,30 nell’auditorium della Biblioteca Satta.

Ci sarà, oltre ad altre figure di spessore, la scrittrice Michela Murgia. Interverranno in oltre Grazietta Puddori (legale dell’associazione), Luisanna Porcu (presidente associazione), Mariateresa Cesaraccio (socia) Valentina Pitzalis (testimonianza femminicidio). Coordinerà il dibattito Vannina Mulas.

«Durante la serata — spiega Luisanna Porcu — ci sarà la presentazione della mostra le “Testimoni silenziose” che rappresentano il fenomeno del femminicidio. Sagome di donne di colore rosso rappresenteranno il triste fenomeno. La mostra “Testimoni silenziose” (Silent witness) — aggiunge il presidente — nasce nel 1990 negli Stati Uniti per ricordare le donne uccise dai loro compagni, mariti, padri. Ideato da un gruppo di donne artiste e scrittrici, con alcune organizzazioni contro la violenza sulle donne. Il progetto consiste in una mostra itinerante di sagome di donne e ogni donna porta sul petto il nome di una donna uccisa, l’età, da chi e quando è stata uccisa».

«La campagna – continua – diffusasi a livello internazionale, si propone di sensibilizzare la collettività sul drammatico problema del femminicidio e della violenza di genere. L’impressionante serie dei profili muti delle donne uccise ne denuncia l’assenza; sebbene siano silenziose, le testimoni urlano allo spettatore la loro storia e lanciano un messaggio dall’allarme alle istituzioni, affinché adottino azioni concrete per proteggere le donne vittime di violenza familiare».

Perché la violenza familiare è in Europa e nel mondo, la prima causa di morte per le donne dai 16 ai 44 anni. Addirittura superiore all’incidenza di cancro e incidenti.

Una ricerca condotta da Eures e Ansa nel 2005 rileva che in Italia si verifica un omicidio in famiglia ogni due giorni: in 7 casi su 10 la vittima è una donna e in 8 su 10 l’autore è un uomo. In Italia solo nel 2011 le donne uccise, perchè donne, sono state 120, di queste la maggioranza sono state uccise da partner, ex partner e familiari. La maggior parte delle vittime è italiana così come la maggior parte degli uomini che le hanno uccise.

«Ebbene — continua Luisanna Porcu — la mostra “Testimoni Silenziose” vuole dare evidenza a questi dati, attraverso un impatto forte ma non “macabro”, per fare in modo che sia sempre più evidente per tutti, l’esistenza del femminicidio come conseguenza di una diffusa violenza di genere nella nostra società. Vuole dare ad ogni persona uno stimolo a non considerare

“normali” la violenza e la prevaricazione maschili in ambito familiare, a condannare questi fenomeni. A sentirsi solidale con le donne che li subiscono, in modo da poterle proteggere, come società, da un pericolo tanto grande quanto misconosciuto».

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