L’illustre scrittore dimenticato da tutti: Salvatore Satta

A 110 anni dalla nascita dell’autore del “Giorno del giudizio” nessuna istituzione ne celebra la memoria e l’opera

NUORO. Il 9 agosto 1902 nacque a Nuoro il giurista-scrittore Salvatore Satta, autore di quell’affresco letterario che è “Il giorno del giudizio”. Giudicato dai critici nazionali una delle più fulgide figure letterariE della prima metà del Novecento italiano. A 110 anni di distanza dalla sua venuta alla luce, Nuoro, la sua città, ne ha relegato la memoria nell’oblio. Non c’è stato nessuno, e men che meno i responsabili delle istituzioni locali, che abbia rievocato la figura e l’opera di un uomo che ha saputo far conoscere e rappresentare la più autentica realtà morale e materiale di una comunità di provincia, come quella barbaricina, che è anche “la realtà del mondo, la coscienza che si è fissata nelle pietre e nelle persone. Il luogo del giudizio”.

Ossia: Salvatore Satta, insigne giurista, autore di veri e propri trattati, fine e apprezzatissimo docente universitario (ed anche direttore e preside) a Milano, Genova. Padova, Trieste e Roma. Un’eccellenza su tutti fronti, che ha sempre brillato di luce propria, e che diventa straordinaria quando nel 1979, post mortem, la editrice Adelphi pubblica “Il giorno del giudizio”.

Opera che pullula di curiosi popolani che diventano personaggi che interpretano una società agropastorale che cambiava “pelle”, abitudini e tradizioni, scomparendo e trasformandosi lentamente. Le altre esperienze narrative del Satta sono il “De profundis”, che denuncia gli eccidi delle foibe jugoslave, prendendo le distanze dal fascismo, il nazismo e il comunismo; “La veranda”, pensosa meditazione sulla sofferenza umana e sull’amore; “Il mistero del processo”, che per l’autore corrisponde “al mistero della vita”; e “Soliloqui e colloqui di un giurista” Satta, che come Grazia Deledda e Francesco Ciusa lasciarono la città, diventata una sorta di “nido di corvi”, per andare a vivere a Roma e a Cagliari, per poi ritornare, di quando in quando, ma poche volte, con commozione quasi per condividerne il destino. “Bisogna che ci sia uno che ti raccolga — scrive Salvatore Satta —, che ti resusciti, ti racconti a te stesso e agli altri come in un giudizio finale. È quello che ho fatto in questi anni, che vorrei non aver fatto — sottolinea —, e che continuerò a fare perché ormai non si tratta d’altrui, ma del mio”.

Dopo la sua morte (1975), se si escludono la rievocazione

fatta dal Lions club Nuoro Host nel giugno del 1997, il convegno sulle opere del giurista-scrittore del 1989 e un altro convegno dell’ottobre scorso, dell’insigne cittadino Salvatore Satta non si è più parlato. Tantomeno in concomitanza con la ricorrenza dei 110 anni dalla nascita.

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