Tepilora, un parco per quattro Comuni

Presentato il logo dell’area protetta regionale che include i territori di Posada, Torpè, Lodè e Bitti

NUORO. Un cuore verde che simboleggia l’ambiente, solcato da due linee sinuose: una rossa che ricalca il profilo di una montagna, una azzurra che rappresenta l’acqua. Accanto, quattro stelle gialle, simili quelle che nella bandiera europea indicano il numero degli stati aderenti. È il logo del parco regionale che mette insieme i territori di un comune della Barbagia, Bitti, e di tre della Baronìa, Torpè, Lodè e Posada. Si chiamerà Parco Tepilora, dal toponimo dell’oasi forestale nel territorio di Bitti.

Logo e denominazione del futuro parco regionale, il primo della provincia di Nuoro (se si esclude San Teodoro, che oggi ricade nella provincia di Olbia-Tempio), sono stati presentati ieri dai sindaci dei quattro comuni.

Modello di governo. Accanto a loro, e padrone di casa nella conferenza stampa che si è svolta in Provincia, il presidente Roberto Deriu, convinto fautore di quest’area protetta. «Oggi assistiamo alla presentazione di un modello di governo del territorio, perché questo parco nasce dalla volontà reale della popolazione interessata. Dietro questo marchio ci sono sette anni di lavoro – ha detto Deriu –, da quando cioè sono in carica tre delle quattro amministrazioni comunali interessate e la giunta provinciale che presiedo. Due anni fa i sindaci di Posada, Lodè e Bitti sono stati rieletti anche perché nel loro programma c’era l’istituzione del parco. Per lo stesso motivo, il neosindaco di Torpé ha vinto le elezioni perché al contrario del suo avversario politico ha dichiarato apertamente un’apertura, sino ad allora negata, verso il parco».

Sarà un parco esteso per quasi ottomila ettari, dal bosco di Tepilora e dalle sorgenti del rio Posada sino alla foce del fiume, e includerà l’oasi naturale di Sant’Anna di Lodè, i boschi e – si spera, un domani – il lago artificiale di Torpè. Uno schiaffo al campanilismo, anche perché le quattro amministrazioni hanno deciso di fare fronte comune per giocare la carta di uno sviluppo legato all’ambiente.

Il partito della caccia. Da alcuni giorni si stanno svolgendo assemblee pubbliche per informare sul progetto (ieri a Lodè l’ultima in ordine di tempo), dove ambientalisti e amministratori di aree protette dell’isola e del continente sono chiamati a portare la propria testimonianza. Due giorni fa a Torpè è stato affrontato uno degli argomenti più spinosi, cioè quello della caccia. Erano assenti i “professionisti antiparco” visti in azione nell’ottobre scorso in un primo incontro a Posada e così il dibattito si è svolto serenamente. «Su questo fronte non cambierà nulla di quanto già non accada oggi con i vincoli disposti dall’azienda forestale», dice il sindaco di Lodè, Graziano Spanu, che dà la sua parola di cacciatore. Il Parco Tepilora, infatti, sorgerà su terreni che sono in larghissima maggioranza in concessione all’Ente foreste della Sardegna, quindi già gravati da vincoli molto severi, come dice anche il sindaco di Torpè, Antonella Dalu, che vede anzi nell’area protetta un’opportunità per risanare il territorio nel suo complesso, contrastando per esempio il fenomeno delle discariche abusive, in aumento con l’introduzione della raccolta differenziata.

I vincoli? Ci sono già. Gli unici terreni privati ricadono nel territorio di Posada, ma sono a loro volta già sottoposti a rigidi vincoli – sottolinea il sindaco Roberto Tola – dal piano paesaggistico regionale e dal Pai, il piano di assetto idrogeologico. «Ciò non significa che l’agricoltura verrà in qualche modo limitata – continua Tola –. Al contrario è nostro interesse dare a questo settore un forte impulso, favorendo la coltivazione di aree oggi inutilizzate».

Anche Giuseppe Ciccolini, sindaco di Bitti, il comune che conferisce la maggior fetta del proprio territorio (circa 5000 ettari), sottolinea come nei fatti i vincoli del futuro parco siano già in vigore, appunto perché riguarderà aree in uso all’Ente foreste. E vede, per un paese montano come il suo che registra un forte spopolamento, un’occasione concreta di sviluppo turistico e occupazione giovanile.

All’incontro hanno partecipato anche Antonio Nicoletti, responsabile nazionale per il settore aree protette di Legambiente, che attraverso la società Vivilitalia è partner del progetto Tepilora, e Giampiero Samurri, presidente nazionale di Federparchi, associazione che riunisce le principali aree protette italiane. Da entrambi,

segnali di incoraggiamento per un traguardo, quello del Parco Tepilora, che ora è più vicino. La parola passa al consiglio regionale, che dovrebbe approvare il disegno di legge per l’istituzione di questo e altri oasi regionali forse entro l’anno.

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