Olzai, in un libro i racconti inediti di Grazia Dore

OLZAI. Oltre che il paese dell’arte ereditata, in particolare da Carmelo Floris, a cui è intitolata la pinacoteca e il museo, Olzai è anche luogo di cultura perché patria di scrittori. Fra questi...

OLZAI. Oltre che il paese dell’arte ereditata, in particolare da Carmelo Floris, a cui è intitolata la pinacoteca e il museo, Olzai è anche luogo di cultura perché patria di scrittori. Fra questi Grazia Dore è sicuramente la più importante. E in occasione della ricorrenza del trentennale della sua scomparsa, si parlerà di lei come scrittrice e poetessa. Figlia del deputato olzaese Francesco Dore, era nata a Orune nel 1908, dove il padre esercitava l’attività di medico. Si forma però a Roma, dove con il “Movimento cristiano per la pace”, contribuisce al dibattito tra la corrente cristiana e quella comunista. Insegnante di lettere si distingue la sua raffinata abilità narrativa e poetica, tanto da suscitare l’interesse anche di Pier Paolo Pasolini, che nel 1953 recensisce le sue poesie raccolte nel volume “Giorni”. Nel 1968 rientra a Olzai, per finire la sua carriera di insegnante e dove muore il 20 giugno 1984. A Roma, il nipote Lorenzo Dore ha conservato una parte dell’archivio dell’illustre famiglia, dichiarato nel 2012 dalla Soprintendenza archivista del Lazio «di notevole interesse storico per l’importanza che riveste per la vita politica, sociale, civile e culturale italiana». E per ricordare nel modo migliore la zia Grazia, il pronipote Tommaso Dore ha deciso di pubblicare il libro “Villaggio e altri racconti”. Un volume di 151 pagine, con una elegante grafica e impaginazione curata da Francesco Voce. In copertina, la riproduzione di un acquerello di Josè Luis Vertiz con uno scorcio di Olzai. Oltre all’introduzione della casa editrice “Italus” di Roma, il libro contiene otto racconti. Si tratta di componimenti in gran parte autobiografici, naturalistici e introspettivi, a parte il racconto “Viso comprato” dove sembra prevalere il gusto per il favoloso e il fantastico.

«È da una dimensione senza tempo – si legge nella prima parte del libro – che emergono questi otto racconti di Grazia Dore, densi di struggente inquietudine e di voglia di vivere.

Ci parlano di un isolamento fisico, forse cercato, a volte subito; di una dimensione asfittica che pure dà adito a una narrazione che si fa di racconto in racconto quando fantastica, quando natura». E così verrà ricordata proprio in questi giorni grazie al libro diffuso dal pronipote Tommaso.

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